Asa due volte al giorno valida protezione del cuore nel diabete tipo 2
Secondo uno studio presentato a Lisbona, nel corso del recente meeting annuale Easd (European association for the study of diabetes), vi sono differenze nella risposta piastrinica all'acido acetilsalicilico (Asa) nei campioni di sangue dai pazienti con diabete di tipo 2 (Dm2) rispetto ai controlli. Ciò suggerisce - secondo gli autori, coordinati da Liv Vernstrøm, del dipartimento di Endocrinologia e Medicina Interna presso l'Università di Aarhus in Danimarca - che le persone con Dm2, per la prevenzione primaria di eventi cardiovascolari (Cv), potrebbero trarre vantaggio da un dosaggio di Asa di due volte al giorno (bid) piuttosto che di una volta al giorno (qd). Peraltro questi risultati derivano da un piccolo studio preliminare e non è noto se questo diverso dosaggio possa in ultima analisi influenzare i risultati Cv. L'originalità dello studio risiede nel fatto che finora non erano stati indagati l'effetto antipiastrinico e il turnover dei trombociti in corso di terapia con Asa in pazienti con Dm2, rilevano i ricercatori. Per colmare questa lacuna gli autori, spiegano di avere misurato l'aggregazione piastrinica e la conta delle piastrine immature nei campioni di sangue provenienti da 21 pazienti con Dm2 e 21 controlli (tutti Asa-naïve) abbinati per età e genere. I pazienti avevano un'età media di 62 anni e il 67% era di sesso maschile. I soggetti diabetici avevano una durata media di malattia di 9 anni e avevano maggiori probabilità di assumere farmaci antipertensivi (76% vs 33%; P = 0,01) e ipolipemizzanti (52% vs 5%; P <0,001). Inoltre avevano una frequenza cardiaca più elevata (68 vs 59 bpm, P = 0,01) rispetto agli individui di controllo. Più di 1 su 10 partecipanti (14%) era attualmente fumatore. Al basale, i pazienti con Dm2 avevano livelli più elevati di aggregazione piastrinica rispetto ai controlli (P = 0,03). Un'ora dopo la prima dose di Asa, l'aggregazione si è ridotta in entrambi i gruppi. Dopo una settimana di Asa a basso dosaggio giornaliero, quando è stato raggiunto uno steady state, i livelli di aggregazione piastrinica un'ora dopo l'assunzione di Asa sono risultati molto inferiori rispetto a quanto rilevato dopo la prima dose di Asa in entrambi i gruppi. Tuttavia, rispetto ai controlli, i pazienti con Dm2 avevano un numero maggiore di piastrine immature - evidenziando che avevano un più alto turnover piastrinico e un maggior numero di trombociti prodotti ex novo che non erano inibiti dall'Asa - pur non essendo la differenza statisticamente significativa (P = 0,09). È proprio perché «le piastrine nelle persone con Dm2 sono caratterizzate da una maggiore aggregazione e da un aumento dei tassi di turnover» affermano Vernstrøm e colleghi, che «il nostro studio indica come i pazienti con Dm2 possano ottenere un ulteriore vantaggio dal dosaggio di Asa bid, piuttosto che qd». Gli autori, peraltro, ribadiscono che non è ancora possibile consigliare ai pazienti con Dm2 questa posologia in quanto sono necessari trial clinici su larga scala prima di poter trarre conclusioni definitive. Si spera, aggiungono gli autori, che i risultati dei trial in corso "Accept-D" (Aspirin and simvastatin combination for cardiovascular events prevention trial in diabetes) e "Ascend" (A study of cardiovascular events in diabetes) stabiliscano se i pazienti con Dm2 possano beneficiare di una dose giornaliera di Asa ai fini della prevenzione della malattia Cv. Se questi studi mostrano un vantaggio netto dal trattamento con Asa, proseguono, il nostro studio indica che i pazienti con Dm2 possono ottenere benefici aggiuntivi da un regime alternato con dosaggio bid, che potrebbe essere interessante da indagare in futuro. «Lo stesso fenomeno di un effetto ridotto dell'Asa si osserva anche nei pazienti con diabete e malattie Cv note. Pertanto un altro approccio potrebbe essere quello di verificare l'effetto del dosaggio bid in questo gruppo di pazienti in prevenzione secondaria» suggeriscono i ricercatori.
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