Farmaci e dintorni
01 Dicembre 2017La pratica di frazionare le compresse, spezzandole o sminuzzarle per mescolarle al cibo, con l'obiettivo di rendere di facile assunzione altera la struttura dei farmaci e può ridurre l'efficacia della terapia e aumentare il rischio di effetti collaterali. A dirlo sono gli esperti della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) impegnati nel congresso nazionale in corso a Napoli. Il rischio, hanno spiegato, è che quando la pastiglia viene spezzata, in un caso su tre i pezzi diseguali, ma anche usando il taglia-pillole, il dosaggio si modifica di almeno il 15% rispetto a quello prescritto.
Nicola Ferrara, presidente Sigg e ordinario di Medicina interna e geriatria dell'Università Federico II di Napoli ha sottolineato come questo «può essere pericoloso in caso di farmaci con una finestra terapeutica stretta, che hanno cioè effetti tossici a dosaggi che si discostano anche di pochissimo dalla terapia. Non vanno spezzate né schiacciate, pena la perdita di efficacia e di tollerabilità, anche le compresse gastroresistenti, come ad esempio esomeprazolo, progettate con un film esterno per superare la barriera dello stomaco e sciogliersi nell'intestino, come pure le capsule rivestite e quelle a rilascio lento o prolungato».
Secondo gli esperti il rischio di imprecisione «c'è anche quando c'è una piccola incisione-guida sulla compressa, soprattutto per gli anziani che hanno spesso difficoltà visive o problemi articolari alle mani». L'operazione di triturarla è ancora più rischiosa: «non perderne una parte consistente è praticamente impossibile. Un'operazione che viene spesso estesa a tutte le medicine prescritte, mescolate in un'unica soluzione. Un mix che può provocare rischi di interazione fra principi diversi e fenomeni di irritazione delle vie aeree a causa dell'inalazioni delle polveri». Negli anziani fragili e politrattati, i geriatri consigliano di limitare al massimo il ricorso al taglio o alla triturazione, ma ricordano che il frazionamento è utile al medico all'inizio del trattamento per verificare la risposta del paziente a dosi molto basse oppure per sospendere gradualmente la terapia. In questi casi se non si è in grado di tagliare correttamente la pillola è opportuno chiedere al medico di prescrivere le stesse molecole in diversa formulazione, in gocce, sciroppo o granulati. E lanciano un messaggio alle aziende: diversi principi attivi di grande consumo, come gli ace-inibitori o i beta-bloccanti, non hanno nessuna alternativa alla forma in pastiglie o capsule. EÌ' auspicabile che, per le capsule e le compresse non triturabili o divisibili come le rivestite, le gastroresistenti o quelle a lento rilascio, l'industria renda disponibili altre formulazioni di pari efficacia, ma piùÌ sicure. Visto l'allungarsi della vita media, sarebbe opportuno che le case farmaceutiche ponessero agli anziani la stessa attenzione rivolta alla fascia pediatrica, formulando preparazioni ad hoc. (SZ)
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