Farmaci e dintorni
01 Marzo 2018La Food and Drug Administration (Fda) statunitense dovrebbe rivedere la sua decisione di sconsigliare l'associazione di triptani e antidepressivi, e quindi i pazienti non dovrebbero rinunciare alla gestione di una patologia per trattarne un'altra, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato su Jama Neurology. «Nel 2006, la Fda ha emesso un'avvertenza sul rischio di sindrome serotoninergica causata dall'uso concomitante di triptani e antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o inibitori selettivi della ricaptazione della norepinefrina (Snri), ma il rischio reale di sindrome serotoninergica in questi pazienti rimane sconosciuto» spiega Yulia Orlova, del Brigham and Women's Hospital di Boston, prima autrice dello studio. Per valutare questo rischio i ricercatori hanno utilizzato i dati delle cartelle cliniche elettroniche del Partner Research Data Registry (RPDR) per identificare i pazienti che avevano ricevuto una diagnosi compatibile con la sindrome serotoninergica e che erano stati trattati con triptani e antidepressivi SSRI o SNRI nell'area di Greater Boston, Massachusetts, dal 1 gennaio 2001 fino al 31 dicembre 2014. La ricerca su RPDR ha mostrato che 47.968 pazienti avevano ricevuto prescrizione di triptani durante il periodo di 14 anni dello studio.
Un totale di 19.017 pazienti aveva invece ricevuto una prescrizione di triptani e di antidepressivi nello stesso periodo. La sindrome serotoninergica è stata sospettata in 17 pazienti, ma solo due pazienti sono stati classificati come affetti da una sindrome serotoninergica definita, e cinque da una possibile sindrome serotoninergica. La proporzione di pazienti che assumevano triptani trattati anche con un antidepressivo SSRI o SNRI è stata relativamente stabile durante lo studio, e andava dal 21% al 29%. Il rischio di sindrome serotoninergica associato all'uso concomitante di triptani e SSRI o SNRI è risultato basso, con un'incidenza stimata della sindrome serotoninergica che variava dallo 0 al 4 per 10.000 anni-persona di esposizione. La prescrizione concomitante di questi farmaci è risultata comune e non è diminuita dopo l'avvertenza della FDA del 2006. «I nostri risultati mettono in dubbio la validità della decisione della FDA e suggeriscono che essa dovrebbe essere riconsiderata» concludono gli autori.
JAMA Neurol. 2018 Feb 26. doi: 10.1001/jamaneurol.2017.5144 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29482205
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