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Farmaci e dintorni

03 Agosto 2018

Talco in cosmetici, allarme cancro non fondato su dati scientifici certi


Nei mesi scorsi ha tenuto banco la querelle sulla presunta cancerogenicità del talco contenuto in prodotti cosmetici, una sentenza negli Usa ha recentemente condannato il colosso Johnson & Johnson a pagare miliardi di dollari come risarcimento a donne ammalate, ma «non ci sono prove sul legame tra uso del talco e il rischio di cancerogenicità». Questo è il parere dei tossicologici italiani della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) secondo i quali per "un'adeguata valutazione del rischio è necessario procedere alla caratterizzazione della relazione dose/risposta e dell'esposizione" mentre basarsi su una "classificazione basata sul solo pericolo intrinseco è fuorviante e può causare inutile ansia nella popolazione".

Il tribunale, ricorda la nota di Sitox, ha condannato l'azienda a "risarcire per 4,7 miliardi di dollari 22 donne ammalate di cancro all'ovaio la cui causa è stata associata dal tribunale all'uso di cosmetici in polvere contenenti talco, sempre secondo il tribunale, contaminato da amianto". La condanna, spiega Sitox, "si basa sulla combinazione di due conclusioni dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che ha ritenuto l'amianto un cancerogeno certo (Gruppo 1) per alcuni organi, fra cui l'ovaio e che aveva in precedenza ritenuto possibilmente cancerogeno (Gruppo 2B) per l'ovaio l'uso nella zona perineale di cosmetici in polvere contenenti del talco, senza specificare se o meno contaminato da amianto".

Secondo i tossicologi italiani, "per quanto riguarda il tumore dell'ovaio e l'esposizione ad amianto, i dati epidemiologici su cui si basa la valutazione Iarc indicano chiaramente che vi è un probabile modesto eccesso di rischio nella popolazione femminile esposta per inalazione a elevate concentrazioni per motivi lavorativi. Infatti, l'eccesso non si è osservato in popolazioni con esposizione ambientale o con bassa esposizione lavorativa. I dati relativi all'esposizione a talco, e in particolare all'uso, da parte delle donne, nella zona perineale, di cosmetici in polvere contenenti del talco, sono ancora meno convincenti. Infatti, da una parte, Iarc conclude che l'inalazione di talco che non contenente asbesto o fibre asbestiformi non è classificabile per cancerogenicità. Dall'altra, sulla base di 20 studi epidemiologici di cui uno studio di coorte e 19 studi caso-controllo, soltanto pochi davano indicazione di un modesto eccesso di rischio per tumore dell'ovaio in donne che hanno fatto uso perineale di cosmetici in polvere contenenti talco. Pertanto, commentano i tossicologi Sitox, "l'evidenza che l'uso nella zona perineale di cosmetici in polvere contenenti del talco sia associato ad aumentato rischio di cancro dell'ovaio è molto debole. In ogni caso, è importante sottolineare che tutti questi studi si riferiscono a esposizioni risalenti agli anni '50-'70 del secolo scorso e che sicuramente il controllo di qualità dei prodotti cosmetici in uso attualmente è certamente molto maggiore che in passato". Sulla base di questi dati, Sitox ribadisce come "gli allarmi sollevati non siano sostenuti dai dati scientifici disponibili. Solamente il dato quantitativo della relazione dose/concentrazione-risposta confrontata con l'entità dell'esposizione permette di trarre conclusioni coerenti sulla causalità di un effetto tossico. In questo caso, i dati indicano che il rischio cancerogeno attuale derivante dall'uso di polveri cosmetiche a base di talco non è sostenibile sulla base della metodologia attuata giornalmente nel mondo basata sulla caratterizzazione del rischio". Secondo la Sitox "per procedere a un'adeguata e scientificamente fondata valutazione del rischio è necessario procedere alla caratterizzazione della relazione dose/risposta e dell'esposizione e che l'uso della classificazione basata sul solo pericolo intrinseco è fuorviante e può causare inutile ansia nella popolazione".

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