Farmaci e dintorni
03 Settembre 2018I decongestionanti, se somministrati contemporaneamente in entrambe le cavità nasali fanno saltare un ciclo fisiologico del naso e portano nel giro di qualche settimana a rinite medicamentosa, caratterizzata dalla chiusura contemporanea di entrambe le cavità nasali. A dirlo sono i medici che si incontreranno al primo Congresso Nazionale Inter-Accademico delle Accademie di Rinologia e Citologia Nasale che si svolgerà in provincia di Messina dal 5 all'8 settembre.
Gli esperti, in una nota stampa spiegano che durante il ciclo fisiologico del naso, le narici fanno i turni per lavorare meglio: il naso non funziona mai al 100% in entrambe le narici; a regolare il funzionamento è l'alternanza di attività e riposo e decontaminazione delle cavità nasali della durata di circa 4-6 ore, condizionata anche dalla posizione del nostro corpo. La decontaminazione è una sorta di pausa di cui il naso ha necessità vista la sua continua attività di filtro di circa i 15 mila litri di aria che mediamente vengono respirati ogni giorno. A seconda di dove si vive e il periodo dell'anno, la mucosa nasale si trova a combattere (virus, batteri, smog, pollini, polvere, ecc. ecc.). Per questo necessita di un momento di tregua, tempo necessario per "decontaminarsi". Quindi, avvertono i medici, "i decongestionanti non vanno usati per più di una settimana e mai contemporaneamente in entrambe le narici". Altro errore comune con gli spray nasali, che può portare a episodi di sanguinamento (epistassi), riguarda le modalità di somministrazione in generale. Nella porzione anteriore del setto nasale, si legge nella nota, "è presente una piccola regione chiamata locus valsalvae dove i vasi sanguigni si incrociano ed è una zona molto suscettibile alle emorragie dovute a impatto traumatico dei dispositivi medici. Per evitare epistassi è bene evitare di traumatizzare la mucosa del setto nasale durante il trattamento con lo spray nasale".
«Le malattie che coinvolgono il naso, riniti, sinusiti, poliposi, ecc. ecc., sono spesso relegate a disturbi minori - afferma Massimo Landi, Presidente AICNA, Accademia Italiana Di Citologia Nasale, "mentre in realtà la qualità di vita del paziente con sintomatologia nasale non è buona: la cattiva respirazione impedisce di dormire bene con conseguenti ridotte prestazioni scolastiche e lavorative o di fare attività fisica». Nel corso del congresso, aggiunge Landi, «particolare rilevanza avrà lo studio della citologia nasale, metodica molto utile per un precoce inquadramento delle patologie nasali nella prima infanzia, periodo nel quale molte si originano, evitando un'evoluzione della malattia».
È nell'infanzia che insorgono, e spesso cronicizzano, le patologie nasali e secondo l'OMS, nel 2020 il 50% dei bambini sarà allergico ma, già oggi in pediatria, si stima che la rinite allergica sia compresa tra il 10 e il 20% andando ad aumentare nella popolazione adulta. E la rinite allergica è spesso l'anticamera dell'asma nelle età successive ed è pertanto importante il suo corretto inquadramento per valutare gravità ed evoluzione". «Proprio perché il naso è spesso dimenticato e ridotto al rango della Cenerentola del corpo umano - chiarisce Matteo Gelardi, Presidente IAR, Accademia Italiana di Rinologia - anche i pazienti sono portati a sottovalutare i suoi disturbi anche se tutti, almeno una volta nella vita, hanno un episodio di rinite».
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