Farmaci e dintorni
23 Gennaio 2019Secondo la prima revisione sistematica che si è occupata di naltrexone, pubblicata su BMC Medicine, il farmaco può essere usato in sicurezza per trattare la dipendenza da alcol. «Sebbene il naltrexone sia autorizzato per il trattamento della dipendenza da alcol, resta molto sottoutilizzato e parecchi medici si trattengono dal prescriverlo, spesso citando la tossicità epatica come una ragione» spiega Monica Bolton, della University of Manchester, prima autrice dello studio. «Questo atteggiamento ha conseguenze devastanti per gli individui e i servizi sanitari e sociali nel Regno Unito e in tutto il mondo» aggiunge, ricordando che, per quanto noto, esiste una sola controindicazione al naltrexone, ovvero l'uso concomitante di antidolorifici oppiacei come la codeina.
I ricercatori hanno revisionato 89 studi clinici randomizzati controllati nei quali era presente un confronto tra naltrexone e placebo, per un totale di 11.194 partecipanti. Ebbene, ventisei studi (4.960 partecipanti) hanno registrato eventi avversi gravi, ma non c'era prova di un aumento del rischio di eventi avversi gravi per naltrexone rispetto al placebo, e anche le analisi di sensibilità hanno supportato questa conclusione. L'analisi secondaria ha rivelato solo sei eventi avversi marginalmente significativi per il naltrexone rispetto al placebo, che erano tra l'altro di lieve gravità. Secondo gli autori, fino al 58% delle persone dipendenti dall'alcol in Inghilterra vorrebbe ridurre il proprio consumo di alcolici, e questo farmaco potrebbe aiutarli a raggiungere il traguardo in totale sicurezza. Ricerche precedenti hanno però mostrato che il naltrexone viene prescritto a meno dello 0,5% delle persone idonee e che solo l'11,7% degli individui con diagnosi di forme gravi di dipendenza da alcol riceve una terapia farmacologica pertinente nei 12 mesi successivi alla diagnosi. Gli autori sottolineano che naltrexone è stato studiato per una serie di altre patologie come altre dipendenze, il gioco d'azzardo e vari disturbi del controllo degli impulsi, e che alcune prove suggeriscono anche che, a una dose molto bassa, il farmaco possa essere in grado di trattare certe condizioni immunomodulate, tra cui il morbo di Crohn, l'HIV, la sclerosi multipla, la fibromialgia e la sindrome da stanchezza cronica. Saranno necessarie però ulteriori ricerche per capire se il farmaco sia realmente efficace in tali contesti.
BMC Medicine 2019. Doi: 10.1186/s12916-018-1242-0 https://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12916-018-1242-0
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