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Farmaci e dintorni

20 Marzo 2019

Tumore gastrico, integratori e probiotici importanti con gastrectomia ma a carico dei pazienti


In Italia, più di due pazienti su tre che, a causa di un tumore gastrico, non hanno più lo stomaco, fanno uso di probiotici e integratori arrivando a una spesa annua di tasca propria fino a oltre 8.000 euro: i probiotici (155 euro l'anno con punte di 600 euro annui), sono totalmente a carico dei pazienti e gli integratori, responsabili del resto della spesa con, in media 22 euro al giorno per paziente, vengono erogati in poco più della metà delle Regioni, e solo per i prodotti in gara. Il quadro, si apprende da lanci di agenzia, è emerso nel corso del Seminario nazionale su Nutrizione e microbiota nei pazienti con tumore gastrico, organizzata a Roma dall'Associazione Vivere senza stomaco si può Onlus. I dati sono stati presentati da Claudia Santangelo, presidente della onlus: «Una nostra recente indagine ha dimostrato che il 72% dei pazienti utilizza probiotici, il 41% per fronteggiare i disturbi legati alle cure chemioterapiche e per i problemi intestinali dovuti alla gastrectomia, il 38% per gestire le alterazioni della flora batterica, il 28% occasionalmente in concomitanza con una terapia antibiotica. In metà dei casi è il gastroenterologo a prescriverli, in un quarto dei pazienti il medico di famiglia e solo il 24% li sceglie da sé o con l'aiuto del farmacista; solo nel 57% dei casi viene consigliato un prodotto specifico, agli altri viene dato il consiglio generico di assumerne. L'acquisto però è a totale carico dei malati, con una spesa media di 155 euro l'anno e punte che arrivano a 600 euro».
Stesso andamento per gli integratori: li usa il 74%, la maggior parte tutti i giorni proprio per compensare il malassorbimento o per l'impossibilità di alimentarsi in maniera corretta. «La spesa è considerevole - osserva Santangelo - pari a una media di 22 euro al giorno: chi non può permettersela resta senza, rischiando la malnutrizione».
Per Davide Festi, coordinatore Comitato scientifico dell'associazione l'alimentazione è «fondamentale. È un dato di fatto - spiega - che l'incidenza della malattia sia maggiore in aree come l'Appennino tosco-emiliano e marchigiano rispetto al Sud. L'elevato consumo di carne e grassi, primo fattore di rischio, potrebbe aumentare infatti la malattia al Centro e al Nord e ridurla al Sud dove si mangia più frutta e verdura fresche».
«La nostra speranza è che probiotici e integratori vengano erogati gratuitamente in modo omogeneo e appropriato su tutto il territorio nazionale - conclude Santangelo - Il nostro obiettivo, inoltre, è anche favorire diagnosi più tempestive».

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