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Farmaci e dintorni

07 Giugno 2019

Dolore cronico e cattivo sonno, poche prove che oppiacei siano d’aiuto


Dolore cronico e cattivo sonno, secondo uno studio britannico il beneficio derivante dall'assunzione di oppiacei sarebbe supportato da scarse prove

Secondo uno studio pubblicato su Sleep Medicine Review, le prove di un effetto positivo dell'assunzione di oppiacei sul sonno in pazienti con dolore cronico sono limitate e di scarsa qualità. «Molte persone che soffrono di dolore cronico a lungo termine usano gli oppiacei come aiuto per il sonno, per togliere il dolore e quindi eliminare il fastidio durante la notte. Le attuali linee guida raccomandano la terapia con oppiacei ai pazienti con dolore cronico non maligno quando i benefici per il dolore e la funzione superano i rischi. Sono stati effettuati però pochi studi su questo argomento in particolare rispetto a sicurezza ed efficacia» spiega Nicole Tang, della University of Warwick, nel Regno Unito, prima autrice del lavoro. I ricercatori hanno quindi esaminato gli effetti della terapia con oppiacei sul sonno nel dolore cronico valutando la letteratura esistente. Hanno per questo identificato 18 studi, di cui 12 studi randomizzati e controllati della durata massima di 12 mesi, per un totale di 3.746 pazienti. La morfina solfato, l'ossicodone e il fentanil transdermico sono risultate le terapie più rappresentate, e solo due studi hanno utilizzato misure di sonno oggettive oltre a valutazioni auto-riferite, questionari o diari del sonno. Ebbene, sia la sintesi narrativa che la metanalisi esplorativa hanno suggerito che la terapia con oppiacei in questa popolazione di pazienti è associata a una migliore qualità del sonno secondo quanto riferito dagli interessati. Tuttavia, l'effetto è poco costante, di esigua entità, e può essere accompagnato da eccessiva sonnolenza diurna. Inoltre, anche se è possibile ottenere un sonno più calmo con meno movimenti di corpo e gambe e un minor numero di risvegli per mezzo della terapia con oppiacei, questi vantaggi potrebbero accompagnarsi a un aumento di disturbi respiratori durante il sonno e a fasi del sonno REM molto accorciate. «Dal momento che una valutazione effettuata da Cochrane ha rivelato un rischio generale "ambiguo" o "alto" di bias per tutti gli studi considerati, saranno necessari ulteriori approfondimenti sull'argomento con metodologia più efficace per confermare e chiarire l'effetto» concludono gli autori.

Sleep Med Rev. 2019. doi: 10.1016/j.smrv.2019.03.005
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31085434

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