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Farmaci e dintorni

22 Novembre 2019

Car-T, terapie avanzate: che cosa sono e come cambia ruolo del farmacista ospedaliero


La rimborsabilità per la prima Car-t destinata al trattamento di due tumori ematologici è l'inizio dello sviluppo di un settore di terapie avanzate che ha in studio circa 1.000 prodotti

L'approvazione avvenuta lo scorso agosto della rimborsabilità per la prima Car-T destinata al trattamento di due tumori ematologici (leucemia linfoblastica e linfoma a grandi cellule B), è solo l'inizio dello sviluppo di un settore di terapie avanzate che ha in studio circa 1.000 prodotti, 40 dei quali verranno approvati nel prossimo biennio. Sono le parole di Luca Pani, docente di farmacologia all'Università di Modena Reggio, nel convegno "Terapie avanzate e Car-T" svoltosi nel corso di Farmacistapiù 2019.


Che cosa sono le Car-T

La terapia Car-T, lo si ricorda, è una forma avanzata di immunoterapia che prevede la creazione di cellule in grado di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali. Il lungo processo produttivo inizia con la raccolta dei linfociti T del singolo paziente, successivamente modificati geneticamente con i costrutti Car (chimeric antigen receptor, recettore chimerico antigenico) in specifici laboratori di ingegnerizzazione, per potersi legare alla molecola bersaglio espressa sulla cellula tumorale. A questo punto le cellule Car vengono reimmesse nell'organismo del paziente dove inducono l'attivazione dei linfociti T, che eliminano la cellula maligna. Particolarità di questa terapia è che le cellule Car-T devono essere preparate individualmente per ogni paziente. Le terapie Car-T sono oggi disponibili e rimborsabili in Italia, secondo quanto riportato da Aifa per "pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B".


Nuovi farmaci in arrivo

«Attualmente nel campo delle terapie avanzate sono in studio circa 1.000 prodotti, 40 dei quali verranno approvati nel prossimo biennio. E sono 140 le terapie al vaglio degli enti regolatori, il numero più alto di prodotti in corso di approvazione mai registrato fino a oggi - ha dichiarato Pani. «È presumibile che potrebbero essere approvate entro cinque o sei anni. Evidente quindi come sia diventato urgente il tema della sostenibilità; se anche solo 100 terapie diventassero disponibili nei prossimi cinque anni non vi sarebbero al momento, nel mondo, risorse sufficienti a garantirle, tanto più che esiste una ragionevole possibilità che queste tecnologie saranno infuturo sempre più indirizzate anche verso malattie meno rare, più "comuni"».
«Nel 2018 l'Fda ha approvato 58 terapie, l'Ema 44. Si tratta di terapie one shot, eradicanti, per la valutazione delle quali vengono impiegati endpoint "hard", come la sopravvivenza» aggiunge ancora Pani. «A oggi tuttavia non è noto il dato relativo alla durata di risposta: in teoria gli enti regolatori dovrebbero attendere questo dato per l'approvazione, ma non è possibile in quanto si tratta di terapia salva-vita; pertanto attualmente i regolatori si trovano nella condizione di approvare nell'incertezza. Da qui l'utilizzo del payment by result come sistema di rimborsabilità». «La prima terapia Car-T è stata sviluppata a Milano, dove si trovava l'hub di produzione. Ma purtroppo nel corso degli ultimi anni l'Italia, che ne ha negoziato la rimborsabilità in tempi record, sta perdendo il suo ruolo centrale rispetto a queste innovazioni: basti pensare che nel 2016 la quota di terapie sviluppate o possedute in Italia era del 100% (tre su tre), nel 2017 del 50% (tre su sei), nel 2018 del 33% (tre su nove). Cosa accadrà nel 2019? Una tendenza non certo dovuta alla mancanza di preparazione e capacità, che va a vantaggio di altri paesi europei» conclude Pani.


Le ricadute sulla professione di farmacista ospedaliero

Molto importante in questo contesto il ruolo dei farmacisti ospedalieri.
L'introduzione delle Car-T «comporta anche un cambiamento per il ruolo del farmacista ospedaliero, che entra a far parte di un team multidisciplinare insieme a specialisti onco-ematologi, esperti di terapia genica, rianimatori, biologici del Cryolab, neurologi, infermieri» spiega Michela Lombardo, farmacista ospedaliera dell'Ospedale bambino Gesù di Roma, uno dei centri accreditati per l'erogazione di queste terapie. «Il farmacista deve validare la prescrizione del clinico verificando i dati del paziente prima dell'inizio del processo. Nella fase successiva, prima dell'infusione al paziente, al farmacista spetta il compito di verificare l'integrità del prodotto, la corrispondenza con i dati del paziente immessi nel portale dedicato Cell Chain, il rispetto delle norme di trasporto e conservazione (che deve avvenire a -120°C) e la disponibilità di tocilizumab, indispensabile per procedere alla infusione delle cellule al paziente. Il farmacista partecipa inoltre agli studi clinici, si occupa dei rapporti con le Asl e della compilazione dei registri di monitoraggio. Una opportunità di crescita professionale, che segna l'evoluzione della professione verso una dimensiono più clinica, nell'auspicio della creazione di una figura di farmacista ospedaliero specializzato in terapie geniche».

Stefania Cifani

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