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Fitoterapia

25 Luglio 2014

Estratti vegetali in integratori: novità nella lista Belfrit


Con Decreto Ministeriale del 27 marzo 2014 si aggiunge un ulteriore tassello al già esistente DM del 9 luglio 2012 in quanto a "Disciplina sull'impiego negli integratori alimentari sostanze e preparati vegetali". Il nuovo DM nasce dal lavoro concertato di Belgio, Francia e Italia all'interno del "Progetto Belfrit". Le autorità competenti di questi tre paesi hanno infatti stilato una lista comune di sostanze e preparati vegetali impiegabili negli integratori alimentari sulla base di una revisione delle liste nazionali secondo le attuali evidenze scientifiche. Essa affiancherà fino al 30 settembre la già esistente "Lista Ministeriale positiva" dando comunque la possibilità ad associazioni competenti di intervenire, presentando studi, dati scientifici e quant'altro al fine di costruire una comune lista definitiva. Quest'ultima sarà di riferimento anche per i farmacisti che intendono allestire in farmacia i prodotti erboristici. La lista Belfrit presenta alcune novità degne di nota come l'inserimento degli oli essenziali e la riabilitazione di alcune droghe vegetali fin ad ora escluse come i semi di Ippocastano e la radice di Pygeum. Tuttavia rispetto la lista precedente non compaiono all'appello l'Uva ursina, l'Ananas gambo, l'Aloe vera gel, la Tabebuia e quasi tutti i gemmo derivati. Un altro grande assente di cui si auspicava la riabilitazione è il Piper methysticum conosciuto con il nome di Kava kava. Il rizoma di questo arbusto nativo dal Pacifico contiene al suo attivo numerosi costituenti chiamati kavalattoni, noti per le loro proprietà rilassanti. Essi vengono solitamente estratti in soluzione acquosa, acetonica o etanolica. La bevanda tradizionalmente assunta dalle popolazioni indigene si produce masticando il materiale vegetale prima di sputarlo all'interno di una coppa contenente acqua e latte di cocco, questo allo scopo di emulsionare le resine insolubili ricche di kavalattoni. Il Kava kava è diventato tristemente famoso nel 2002 per alcuni casi di epatite provocati da alcuni suoi estratti acetonici ed etanolici. Questo ha decretato il suo depennamento dalle liste positive in Europa. Nonostante ciò Australia, Nuova Zelanda e USA hanno continuato a commercializzarne gli estratti acquosi generando un contenzioso internazionale definito come "il paradosso del Kava". Il postulato della controversia si basa sull'ipotesi che le formulazioni occidentali sarebbero epatotossiche in quanto estratte con solventi sintetici e quelle "tradizionali" sicure poiché su base acquosa. Si aspettano dati scientifici a supporto.

Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica
info@fitovallee.com

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