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Fitoterapia

29 Gennaio 2016

Dipendenza da alcol, nuove speranze da fitoterapia cinese


La storia sull'uso degli alcolici da parte dell'umanità può essere fatta risalire a 9000 anni fa, da quando cioè si è scoperto il modo di produrre le bevande fermentate. Da allora la gente di tutto il mondo assume alcol per le ragioni più disparate. Sicuramente esiste un aspetto piacevole legato all'ebbrezza e alla ritualità ma la scienza medica ormai non transige e senza riserve ci conferma che bere alcol fa male! Gli effetti negativi legati ad un uso a breve termine sono intossicazione e disidratazione mentre effetti a lungo termine comprendono modifiche nel metabolismo del fegato e del cervello. L'alcol viene rimosso dal corpo principalmente attraverso un metabolismo epatico. Circa il 90% viene metabolizzato nel fegato dall'alcol deidrogenasi (Adh) seguita da aldeide deidrogenasi (Aldh).

Sostanze che stimolano tali attività enzimatiche sono dunque validi candidati per contrastare la dipendenza da alcol. Ad oggi nessun approccio terapeutico si è dimostrato davvero efficace in questo senso. Le benzodiazepine ad esempio sono utilizzate per ridurre i sintomi da astinenza da alcol ma possono esse stesse provocare tolleranza crociata e cross-dipendenza. Il naltrexone è efficace per il trattamento della dipendenza (diminuzione della lunghezza e la frequenza delle bevute), ma i suoi gravi effetti collaterali sono difficili da superare. L'acamprosato d'altro canto ha dimostrato efficacia nel trattamento della dipendenza da alcol in studi europei, ma due grandi trials americani non sono riusciti a confermarne l'efficacia. Un altro farmaco approvato, il disulfiram, non è invece in grado di diminuire il craving, e può provocare una fastidiosa neuropatia periferica. Sono stati fatti nuovi tentativi per sviluppare efficaci rimedi naturali in grado di stimolare l'attività detossificante epatica per l'alcol.

Tra questi c'è il Kudzu (Pueraria lobata), una pianta infestante appartenente alla famiglia delle fabaceae utilizzata da millenni nella Medicina Cinese con il nome gé gçn. I suoi fiori migliorano la rimozione dell'acetaldeide responsabile dell'effetto post-sbornia mentre l'estratto vero e proprio, ottenuto dalla radice, risulta interagire con l'Aldh2 mitocondriale, aumentando il metabolismo dell'alcol e i livelli di acetaldeide. Ad oggi gli studi effettuati sull' estratto di Kudzu hanno mostrato risultati contraddittori. Piuttosto che sul fitocomplesso la ricerca sta concentrando la sua attenzione in particolare su 3 sostanze presenti nell'estratto ovvero gli isoflavoni puerarina, daidzeina e daidzina. Sebbene i dati ottenuti siano promettenti si attendono risposte da studi sistematici. Interessante risulta anche la diidromiricetina (Dhm), un flavonoide isolato dall' Hovenia dulcis, la pianta dell'uva sultanina. Studi su animali hanno dimostrato che la sostanza è in grado di bloccare l'intossicazione acuta e la tolleranza da alcol quando co-somministrata con etanolo. DHM ha anche notevolmente ridotto l'assunzione volontaria di alcol nei ratti. A livello cellulare i ricercatori hanno scoperto che il Dhm inibisce l'effetto dell'etanolo sui recettori Gaba-A nel cervello coinvolgendo gli stessi siti di azione delle benzodiazepine senza però provocare sedazione, sonno, o tolleranza. Questi risultati forniscono una base per un'ulteriore valutazione pre-clinica e clinica del Dhm come terapia farmacologica per la dipendenza da alcol.

Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica
sivieroangelo1@gmail.com  

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