Fitoterapia
03 Agosto 2018Il nome deriva da a-jugum: "senza giogo" a ricordare l'assenza del labbro superiore nella corolla (altrimenti presente in altri generi delle labiate), oppure da "abigere" cioè cacciare, con l'allusione ad un preteso potere di facilitare il parto.
La pianta è conosciuta per le sue proprietà astringenti, antinfiammatorie e vulnerarie.
Esistono dati che si tratti in realtà di una pianta epatotossica: i diterpeni neoclerodanici contenuti nell'estratto di questa pianta (ma anche nel genere teucrium e scutellaria), possono epatiti di vario tipo.
In letteratura sono descritte numerose sostanze vegetali e piante epatotossiche o potenzialmente tali, reperibili in forma di preparazioni erboristiche tradizionali o presenti sul mercato come integratori e fitoterapici propriamente detti. Purtroppo, è scarsa è tuttavia la percezione del rischio relativamente a tali prodotti, sia nella popolazione sia tra gli stessi operatori e professionisti sanitari.
Proprio per questo Firenzuoli et al. sottolineano l'importanza di estendere l'indagine amnestica anche verso supplementi dietetici, fitoterapici, omeopatici e preparazioni domestiche a base di erbe in caso di epatite ignota.
Proprio per evitare fenomeni di epatotossicità, recentemente Proprio per questo motivo, più che la pianta nel suo complesso, la ricerca si è concentrata su alcuni metaboliti secondari specifici dell'estratto della pianta: uno tra tutti il teupolioside.
Conosciuto anche come Lamiuside "A", nella pianta questa molecola svolge un ruolo difensivo contro le radiazioni Uv.
Principalmente questo fenilpropanoide è conosciuto per le sue attività antiinfiammatorie, ma sembra in grado di svolgere molte altre interessanti attività.
Sembra, infatti, che le proprietà vulneraria della pianta risiedano in questo attivo. Infatti, Pastore e Dal Toso hanno studiato in vivo la velocità di guarigione delle ferite applicando giornalmente il teupolioside. I promettenti effetti sembrano dovuti sia ad una diminuzione dell'infiammazione locale, sia all'inibizione della produzione di specie reattive dell'ossigeno da parte dei globuli bianchi e alla captazione degli ioni ferrosi.
Altri studiosi italiani, hanno invece studiato gli effetti di questo singolo componente per il trattamento di colite indotta in animali da laboratorio. Dopo 4 di trattamento, I ratti presentavano meno casi di diarrea e di Perdita di peso corporeo. Questo ha condotto ad un miglioramento dell'architettura del colon ed in una riduzione dei fattori pro-infiammatori.
Inoltre, dati preliminari in vitro presentano una possibile modulazione delle attività del testosterone mediante un'azione sull'enzima 5 alfa-reduttasi.
Un'ultima particolarità che spiega il motivo per cui ne stiamo parlando: un altro nome di questa pianta è "Erba di San Lorenzo". Buona estate!
Luca Guizzon
Fonti
- Cell Mol Biol (Noisy-le-grand). 2007 May 30;53(5):84-91.
- Biochem Pharmacol. 2009 Mar 1;77(5):845-57. doi: 10.1016/j.bcp.2008.11.010. Epub 2008 Nov 25.
- Pharmacoepidemiology Drug Safety 2008 ; 1 7 : 626. 635 Firenzuoli F. Fitoterapia. Elsevier ed. IV^ ed.,
- Milano, 2008 Firenzuoli F. Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci. Tecniche Nuove, ed. II^Ed., Milano, 2009
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