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Fitoterapia

31 Maggio 2019

Contro colesterolo alto e infiammazioni, i rimedi dalla Stella alpina


Leontopodium alpinum è il nome con cui è scientificamente conosciuta la celeberrima Stella alpina. Questa pianta erbacea tipica delle zone alpine non è solo un simbolo delle Alpi, ma contiene anche dei possibili impieghi terapeutici.
Ovviamente, si parla della stella alpina coltivata, poiché in molte zone delle alpi la raccolta del fiore è vietata per legge. Tanto tipica e famosa è questa pianta che la cultura montanara ne racconta le origini con molte storie e leggende. Secondo una leggenda il Leontopodium alpinum, una volta, era una fanciulla, bella ma difficile da amare, per cui alla sua morte, ancora zitella, venne trasformata in una "Stella alpina" fra le nevi, le rocce e i ghiacciai ed altri posti di difficile accesso. Soltanto un ardimentoso e puro d'animo potrà cogliere questo fiore. "Edelweiss" (nome tedesco della pianta) significa appunto "nobile, bianco e puro". Il nome scientifico tuttavia non deriva dal personaggio di una saga o da qualche considerazione poetica, ma dall'oggettiva osservazione del botanico Robert Brown che constatò come i capolini florali assomiglino ad una zampa di leone. Da cui, "léon" (= leone) e "pódion" (= piede), ovvero "piede leonino".
I peli con cui sono rivestiti i fiori di questa pianta sono di essenziale importanza per la sopravvivenza della stessa nel rigido clima alpino. Infatti, servono alla pianta per schermarsi ed assorbire le radiazioni UV prima che raggiungano i tessuti cellulari. Possono quindi assomigliare ad una "crema protettiva" per il fiore.
L'estratto della pianta, tra i vari componenti contiene le leoligina, un lignano che sembra essere in grado di influenzare la colesterolemia. Studi preliminari la vedono in grado di aumentare le apo-A1, oltre ad aumentare l'efflusso di colesterolo mediato dai macrofagi THP-1.
Nella medicina popolare, viene utilizzata come antinfiammatoria. Tale proprietà è stata confermata da studi in vivo, dove ha ridotto edema e lo stato di dermatite in ratti da laboratorio. Le sostanze responsabili di questa attività sembrano gli acidi grassi contenuti nelle parti aeree e dai sesquiterpeni, cumarine e lignani presenti nelle radici.
Non tradizionale, invece è l'impiego per aumentare la neurotrasmissione colinergica. Questo possibile impiego terapeutico deriva dall'osservazione su animali da laboratorio. L'assunzione di estratti della radice riesce ad aumentare i livelli di acetilcolina extracellulare ed inibisce l'acetilconiseterasi (in vitro). Responsabile sembra un sesquiterpene chiamato silifiperfolene acetato. Altre sostanze contenute nella radice, benché non a livello dell'Ach, riescono comunque ad avere effetto nel sistema nervoso centrale. È il caso dell'isocomene, che è dotato (in vivo) di attività nootropica e rilassante.
Un ultimo ostacolo potrebbe essere la difficoltà di reperire questa pianta. Infatti, nella maggior parte delle regioni dove cresce la raccolta della pianta spontanea è vietata. Si può tuttavia coltivare o, come suggerito da uno studio del 2014, impiegare biotecnologie per lo sviluppo di radici aeree che hanno dimostrato l'equivalenza in qualità e quantità di principi attivi con le radici sotterranee.

Luca Guizzon
Farmacista territoriale, esperto in fitoterapia, Farmacia Campedello

Fonti
J Nat Prod.2016 Jun 24;79(6):1651-7. doi: 10.1021/acs.jnatprod.6b00227. Epub 2016 May 24.
Phys Rev E Stat Nonlin Soft Matter Phys.2005 Jan;71(1 Pt 1):011906. Epub 2005 Jan 19.
Fitoterapia.2014 Sep;97:219-23. doi: 10.1016/j.fitote.2014.06.008. Epub 2014 Jun 14.
Mediators Inflamm.2012;2012:498373. doi: 10.1155/2012/498373. Epub 2012 Oct 10.
Planta Med.2004 Jun;70(6):502-8.
Biochem Pharmacol.2008 Jul 15;76(2):236-48. doi: 10.1016/j.bcp.2008.04.015. Epub 2008 May 3.

Approfondimenti
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