Nutrizione
19 Gennaio 2012Un gruppo di ricercatori bostoniani ha valutato l’eventuale esistenza di una relazione tra l’apporto dietetico di colina, le funzioni cognitive e la morfologia cerebrale, in una coorte di persone senza demenza. Il razionale alla base della ricerca risiede nel fatto che la perdita di neuroni colinergici (la colina è il precursore del neurotrasmettitore acetilcolina) si associa a disabilità cognitiva, in particolare perdita di memoria e malattia di Alzheimer (Ad), e gli stessi effetti si osservano anche in presenza di atrofia cerebrale iperintensità della sostanza bianca (Wmh). L’indagine è stata effettuata sulla coorte dei discendenti di Framingham, in particolare su 1391 soggetti (744 donne, 647 uomini; età 36–83 anni) che avevano completato due questionari sulla dieta: il primo somministrato tra il 1991 e il 1995 (introito remoto) e il secondo dal 1998 al 2001 (introito attuale). I partecipanti, dopo il secondo questionario, si sono sottoposti a valutazione neuropsicologica e risonanza magnetica cerebrale (con misurazione del volume delle Wmh) per registrare 4 fattori critici: la memoria verbale, quella visiva, l’apprendimento verbale, il funzionamento esecutivo. È risultato che un consumo corrente di colina si associava a migliori performance di memoria visiva e verbale, mentre un elevato introito remoto era inversamente collegato alla presenza di ampie aree di Wmh. In termini più semplici, chi assumeva più colina con la dieta, o lo aveva fatto in passato, mostrava meno segni di probabile evoluzione verso un quadro di demenza. Un beneficio di grande rilievo.
Am J Clin Nutr. 2011 Dec;94(6):1584-91
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