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Nutrizione

05 Luglio 2013

Calcio e densità ossea negli adulti


Il calcio è un minerale che partecipa a molte funzioni nel nostro organismo. Ha un ruolo importante a livello cellulare perché prende parte alla trasmissione dell''impulso nervoso o alla contrazione muscolare, funzioni per le quali è necessario non più dell’1% del calcio totale; il restante 99% lo ritroviamo nei denti e nello scheletro, quantità particolarmente soggetta alle variazioni di composizione della dieta giornaliera. È noto infatti che il picco di massa ossea, ovvero la maggior densità ossea, si raggiunge fra i 20 e i 30 anni, quando è massimo l’accumulo di massa ossea per deposizione del minerale: da quell’età in avanti la perdita di calcio dalle ossa diviene graduale e va sostenuta con un apporto costante. Diete squilibrate o restrittive nei confronti degli alimenti ricchi di questo minerale come latte, yogurt e formaggio, possono compromettere già in giovane età la struttura dell’osso e predisporre successivamente l’individuo a patologie serie, come l’osteoporosi, solitamente definita una malattia dell’età avanzata, tipicamente delle donne in post menopausa. È caratterizzata da una diminuzione della massa scheletrica e dal deterioramento della struttura ossea, con indebolimento e facilità alle fratture. In Italia affligge 5 milioni di persone, di cui 1 milione sono uomini, ma sempre più spesso ha origine da giovani quando diete scorrette, stili di vita inadeguati come consumo eccessivo di alcool, fumo e sedentarietà non permettono all’osso di raggiungere la sua massima densità possibile (da un punto di vista genetico). I dati raccolti nel nostro Paese non fanno ben sperare per il futuro: il 54% degli adolescenti ha livelli di vitamina D nel sangue insufficienti e il 95% delle donne italiane consuma meno della porzione giornaliera raccomandata di latticini. Una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo possono invece garantire i livelli di calcio necessari, sia durante la crescita, sia in età adulta per riequilibrare le perdite o la diminuzione dell’assorbimento. La revisione 2012 dei Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana), in via di pubblicazione, raccomanda valori di assunzione diversi per gli adulti a seconda della fascia di età e leggermente più alti rispetto alla precedente del 1996:

  • Donne 18-59 anni: 1000mg/die; >59 anni: 1200 mg/die (Pri, assunzione raccomandata per la popolazione)
  • Uomini 18-74 anni: 1000 mg/die; >75 anni: 1200 mg/die.

A livello intestinale viene assorbito circa il 30% del calcio contenuto negli alimenti in funzione:

  • della quantità consumata (maggiore il consumo, minore la quantità assorbita);
  • dell’età: l’assorbimento è maggiore durante l’infanzia e l’adolescenza e diminuisce del 20-30% in età adulta (a parte nelle donne in gravidanza)
  • dell’apporto di vitamina D che ne aumenta l’assorbimento
  • di altri componenti della dieta che potrebbero rallentare o inibire la disponibilità (fitati, ossalati), alcune fibre vegetali, l’eccesso di sodio e l’alto intake di proteine animali.

Alcuni gruppi di individui o stati fisiologici possono andare incontro ad un rischio di inadeguata assunzione di calcio. Fra questi troviamo le donne in post-menopausa; gli individui allergici al latte o intolleranti al lattosio, che eliminano una fonte preziosa di questo minerale, senza riuscire a compensare in modo adeguato; gli ovo-vegetariani e i vegani che escludono i prodotti lattiero caseari dalla loro dieta. 

Società italiana di nutrizione umana (Sinu) http://www.sinu.it/larn/mineral1.asp 
Office of Dietary Supplements – National Institutes of Health (Usa) http://ods.od.nih.gov/factsheets/Calcium-HealthProfessional/
Osservatorio nazionale sulla salute della donna (O.N.Da) http://www.ondaosservatorio.it/aree/11/it/osteoporosi 

Francesca De Vecchi - specialista in scienze dell’alimentazione

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