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Nutrizione

13 Settembre 2018

Sindrome emolitico-uremica: niente alimenti a rischio crudi o poco cotti ai bambini


Si torna a parlare di sindrome emolitico-uremica (Seu), dopo i 4 casi registrati in Puglia fino a giugno di quest'anno e dopo che l'anno scorso un focolaio aveva causato il decesso di una bambina di 16 mesi e il ricovero nel resto d'Italia di altri 7 bambini che avevano soggiornato nella stessa Regione.

Nel periodo 2010-2015 il Registro Italiano SEU, ha riportato 322 casi di malattia pari a 54 casi in media per anno. La sorveglianza ha preso avvio nel 1988 e da allora, il numero di casi segnalati è andato crescendo, riporta il sito dell'Istituto Superiore di Sanità.

SEU è una malattia rara, ma rappresenta la causa più importante di insufficienza renale acuta nell'età pediatrica, in particolare nei primi anni di vita. Si manifesta tipicamente con anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale che può portare a dialisi. Nei bambini il decorso può essere grave e condurre al decesso.
Nell'85% dei casi la forma tipica di SEU quindi si manifesta come una complicanza di un'infezione intestinale batterica, causata da ceppi di Escherichia coli (STEC) produttori di una tossina detta vero-citotossina (VT) o Shiga-tossina (Stx).

La principale via di trasmissione è rappresentata dagli alimenti contaminati sin dall'origine (mungitura, macellazione) o lungo la filiera per cross-contaminazione con fonti infette, soprattutto se non hanno subito un processo tecnologico di abbattimento parziale o totale della carica batterica (pastorizzazione, sterilizzazione). Anche l'acqua e i vegetali contaminati da reflui zootecnici o pratiche di ferti-irrigazione possono rappresentare fonti d'infezione non trascurabili, che hanno di fatto causato le epidemie associate al consumo di ortaggi contaminati verificatesi negli ultimi anni in Europa e in Nord America.

I casi recentemente riportati dalla cronaca in Italia ma anche in Francia sembrano risalire al consumo diretto di latte crudo o a formaggio prodotto a partire da latte crudo. In una nota del 2012 e aggiornata di recente il Ministero della salute italiano, per limitare il rischio di tossinfezione, aveva diramato un comunicato che allertava medici e pediatri circa il pericolo rappresentato dal consumo di latte crudo non trattato in età pediatrica.

Il Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità raccomanda di mettere in atto buone pratiche di igiene, che devono essere osservate nella produzione industriale di alimenti ma anche in ambito domestico e sottolinea la massima precauzione nei confronti dei bambini, per i quali sconsiglia fortemente il consumo di cibi a rischio, crudi o poco cotti.

· È bene cuocere adeguatamente gli alimenti destinati ai bambini piccoli; evitare il consumo anche di carne poco cotta, specialmente se macinata, di molluschi bivalvi e di latte non pastorizzato o dei suoi derivati (come formaggi freschi da latte non pastorizzato)

· Evitare sempre che alimenti pronti per il consumo (che non sono quindi destinati a una cottura), come le insalate, entrino in contatto con carne cruda. Attenzione quindi all'uso promiscuo di taglieri e posate

· Non utilizzare per scopi alimentari acque di pozzo o di serbatoio

La pulizia degli ambienti e l'igiene personale come il lavaggio delle mani, soprattutto prima della manipolazione dei cibi sono di solito sufficienti a evitare la diffusione dell'infezione. Ma nei casi di infezione intestinale da STEC e diarrea, è bene separare le persone infette, soprattutto.

Di Francesca De Vecchi
Tecnologa alimentare

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