Nutrizione
20 Dicembre 2018Nella pratica clinica si segue comunemente l'indicazione di ridurre al minimo l'introito di sodio e sale nei pazienti con scompenso cardiaco, adottando una dieta iposodica. La restrizione al consumo di sodio e sale è infatti uno dei capisaldi delle raccomandazioni dietetiche per la malattia cardiaca. Gli alti livelli di sale infatti sono uno dei principali fattori di rischio per l'alta pressione che può portare a malattie del cuore, attacchi cardiaci e infarti. Diciamo subito che le cose, per ora, non cambieranno, ma un gruppo di scienziati sta cercando le prove dell'efficacia di questa prescrizione
Uno studio condotto dall'università di Oxford e pubblicato su Jama International Medicine ha esaminato 9 studi per un totale di 479 pazienti con scompenso cardiaco, cercando evidenze al fatto che ridurre l'introito di sale porti benefici a quanti soffrono di cuore.
Stime recenti suggeriscono che siano 26 milioni le persone che nel mondo soffrono di malattie al cuore, che portano ad aumento della mortalità e a un ricorso esteso a cure mediche. Fra le raccomandazioni, molto comune è la limitazione al consumo di sodio sebbene il beneficio non sia sicuro e provato. Lo studio aveva appunto lo scopo capire il ruolo del sale e delle indicazioni dietetiche relative in pazienti ricoverati e non, "visto che il rischio di una dieta più ricca di sale in una popolazione malata è da dimostrare" secondo Clyde W. Yancy del Dipartimento di medicina della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, in un editoriale pubblicato sulla stessa rivista.
I ricercatori hanno analizzato un totale di 2655 studi dai database Cochrane Central Register of Controlled Trials, MEDLINE, Embase e CINAHL, sebbene alla fine quelli inclusi nell'analisi siano stati solo 9. I dati sono stati associati con gli outcome primari (mortalità cardiovascolare, mortalità per tutte le cause, effetti avversi quali ictus e infarto) e secondari (ospedalizzazione, durata della degenza, modifiche di classe NYHA, aderenza alla dieta iposodica e variazioni pressorie). Nessuno di questi studi avrebbe fornito dati sufficienti a sostegno degli outcome primari.
I ricercatori hanno concluso che le prove a sostegno dell'efficacia della riduzione di sale nella dieta di pazienti degenti o ambulatoriali siano limitate. Non esisterebbero robuste evidenze quindi, che supportino ma anche sconsiglino la pratica clinica fino ad oggi adottata. "Come minimo sono necessari test rigorosi in trial clinici randomizzati, con l'unico obiettivo di trovare forti evidenze che conducano a una posizione più informata, linee guida da seguire e l'implementazione di piani personalizzati" ha commentato Yancy. Per ora tuttavia, la pratica clinica di consigliare una dieta iposodica a questi pazienti non subirà variazioni.
Reduced Salt Intake for Heart Failure -A Systematic Review
JAMA Intern Med. 2018;178 (12):1693-1700. doi:10.1001/jamainternmed.2018.4673
Francesca De Vecchi
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