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Politica e Sanità

16 Novembre 2011

Sifo: innovativi? Solo cinque su centinaia


Solo cinque farmaci veramente nuovi ogni anno. Tra le centinaia di medicinali registrati, infatti, si contano sulle dita di una mano quelli fortemente innovativi che, cioè, portano un reale beneficio al paziente. Più in generale, tra i farmaci immessi in commercio negli ultimi anni solo la metà rappresenta un''innovazione modesta o moderata. La maggior parte di questi prodotti va a coprire bisogni già soddisfatti, a costi più alti e senza miglioramenti sostanziali. E'' la denuncia degli esperti della Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie (Sifo) che invitano, soprattutto in tempo di crisi e risorse limitate, a concentrare le risorse sulle molecole che offrono maggiori benefici per i pazienti. L''argomento sarà al centro del 30esimo congresso nazionale della società scientifica, in programma ad Ascoli Piceno dall''1 al 3 ottobre, presentato in una conferenza stampa a Roma. I farmacisti ospedalieri hanno ricordato che si tende a utilizzare il termine innovativo per i nuovi medicinali immessi in commercio in maniera ampia, considerando anche piccole innovazioni del meccanismo d''azione o delle modalità di somministrazione. "Un trattamento, però - ha spiegato Andrea Messori, vicepresidente Sifo - è realmente innovativo quando offre benefici maggiori rispetto alle opzioni precedentemente disponibili". Ma oggi, invece "capita che si approvi un farmaco quando i dati clinici sono preliminari, ma non ancora sufficienti a stabilire con certezza i maggiori benefici rispetto alle terapie già esistenti", afferma Laura Fabrizio, presidente Sifo, che invita a cambiare registro soprattutto considerando il periodo di crisi.

"Nessuna volontà di stravolgere gli equilibri della ricerca delle aziende farmaceutiche che sono complessi. Ma solo un invito a premiare i farmaci realmente innovativi", spiega Fabrizio. "Apriamo le casseforti della sanità soltanto alle innovazioni che davvero danno maggiore efficacia - ribadisce Messori - perciò anche in Italia bisognerebbe considerare non solo il risultato terapeutico sulla base dei tradizionali indicatori clinici, ma anche il valore clinico espresso misurando quanta salute si ottiene con un certo farmaco. Le esperienze di molti altri Paesi ci insegnano che, nei sistemi sanitari nazionali, la sostenibilità può essere gestita solo mettendo a confronto la salute guadagnata con la spesa sostenuta". E i farmacisti ospedalieri si propongono come interlocutori istituzionali per avviare questa rivoluzione nel nostro Paese. Il congresso della Sifo  dedicato quest''anno a L''assistenza come occasione di ricerca. Ma l''attenzione al tema, spiega Isidoro Mazzoni, presidente del congresso, "non significa distogliere l''attenzione dai problemi in cui il Servizio sanitario nazionale si trova a dover far fronte proprio in questo periodo così critico, anzi rappresenta l''esatto contrario: in una situazione così delicata per l''assistenza, la capacità e la volontà di fare ricerca di una società scientifica rappresentano una grande opportunità di miglioramento non solo per la categoria, ma per tutto il sistema assistenziale”.

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