Politica e Sanità
17 Novembre 2011La liberalizzazione della Fascia C non metterebbe a rischio la sopravvivenza delle farmacie rurali. Così almeno la pensa l’Anpi (Associazione nazionale parafarmacie italiane), che in un comunicato diffuso ieri torna sui dati della ricerca pubblicata la settimana scorsa da Unione nazionale consumatori e Federfarma. L’occasione la forniscono gli interventi che nei giorni scorsi hanno visto alcune rappresentanze regionali del Sunifar riprendere le conclusioni dello studio e rilanciare l’allarme su rischi della liberalizzazione. «La tesi ricorrente» riassume l’Anpi «è che la farmacia rurale non reggerebbe all’urto della concorrenza o il titolare di farmacia, attratto dai facili guadagni realizzabili nei grandi centri urbani, lascerebbe il piccolo comune per lidi molto più remunerativi». Per l’associazione l’ipotesi non regge: «In uno studio molto più analitico prodotto a marzo» prosegue la nota «abbiamo dimostrato le parafarmacie sono presenti solo nello 0,4% dei comuni fino a 1.500 abitanti e nell’1,1% dei comuni fino a 2.000 abitanti. Dunque nei piccoli centri la concorrenza proveniente dalle parafarmacie può oggi ritenersi pari a zero e l’eventuale liberalizzazione della fascia C non basterebbe a creare le condizioni per l’apertura di esercizi di vicinato in questi comuni». Per l’Anpi, infine, non è credibile neanche l’allarme sulla “desertificazione” delle aree rurali: «Lo spostamento delle farmacie dalle aree marginali e quelle con maggiori possibilità di profitto non scatterebbe per effetto della liberalizzazione dei farmaci di fascia C, ma per la liberalizzazione delle aperture e l’abrogazione della “pianta organica delle farmacie”, provvedimenti che non risultano essere all’ordine del giorno delle liberalizzazioni e che certamente non chiediamo noi titolari di parafarmacia. Ci permettiamo allora di chiedere all’Unione nazionale consumatori e al Sunifar sulla base di quali elementi affermano che le liberalizzazioni costringerebbero le farmacie rurali alla chiusura».
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