Politica e Sanità
30 Novembre 2011Farmaci e dintorni
In Italia l8-10% delle fiale di tossina botulinica, impiegate per i trattamenti anti-rughe, sono irregolari, cioè diverse dall''unico farmaco autorizzato nel nostro Paese, e di dubbia provenienza. Lo denuncia Niccolò Scuderi, direttore della cattedra di Chirurgia plastica dell''università La Sapienza di Roma, a margine del XVIII Congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, concluso venerdì a Roma. "Dal momento che in Italia c''è un''unica tossina botulinica autorizzata come farmaco per uso estetico - spiega Scuderi - l''azienda produttrice confrontando i dati di vendita e quelli dei trattamenti effettuati dai medici ha registrato una differenza, pari a circa un trattamento su dieci". Sulla provenienza di queste fiale pirata, Scuderi ipotizza che si tratti di prodotti acquistati all''estero o venduti ''clandestinamente'' a prezzo più basso a medici poco seri che li utilizzano sui loro pazienti. Con rischi a volte altissimi. Negli Stati Uniti, per esempio - racconta il chirurgo - ci sono stati casi gravi di avvelenamento con un prodotto non autorizzato che ha costretto i pazienti per diversi giorni in rianimazione. A insaputa del chirurgo, era stato venduto un dosaggio non diluito, come è necessario per uso estetico, ma 100 volte più concentrato. Quanto ai filler riempi-rughe, "in Italia - denuncia Scuderi - c''è un mercato selvaggio perch� non esiste una normativa specifica, ma può essere venduto qualsiasi prodotto che abbia il marchio CE. Dunque sono tantissimi i prodotti in commercio, rispetto ad esempio agli Stati Uniti - aggiunge - ma molto meno controllati. Non c''è nessuna autorizzazione preventiva n� l''obbligo di sperimentazioni preliminari su un certo numero di casi, per verificare efficacia e sicurezza. E il marchio Ce è solo un indice di produzione e non di sicurezza. Per assurdo quindi - conclude - si può vendere anche un olio di oliva con la dicitura ''filler'' purch� abbia il marchio CE. Tutto questo con inevitabili rischi.
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