Politica e Sanità
30 Novembre 2011A tre mesi dalla manovra di luglio, il ticket di 10 euro sulla specialistica è stato introdotto in tutte le regioni, tranne Valle D’Aosta, Sardegna, Bolzano e Trento, mentre ad aver provveduto alla rimodulazione dell’importo in base alle fasce reddituali sono al momento Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Veneto. A emergere sono 20 sistemi sanitari diversi e scarsa tutela per le fasce più deboli nella maggioranza delle regioni. Così riassume la situazione italiana il Movimento Consumatori, che ha realizzato un’indagine su come le regioni si siano adeguate alla norma. Secondo quanto emerge, «Liguria, Lazio, Basilicata, Calabria si sono attenuti alla legge nazionale, mentre Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise stanno pensando a eventuali rimodulazioni del ticket. Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Veneto hanno già provveduto, mentre l’Abruzzo ha previsto il ticket per nuclei famigliari con redditi superiori a 36,151 euro annui. Lombardia e Piemonte lo hanno introdotto in maniera proporzionale al costo degli esami. In Sicilia, dove già c’era un balzello di 2 euro a ricetta, sono stati aggiunti altri 8». La situazione cozza con i principi alla base del servizio sanitario: «Una persona che si reca al pronto soccorso per un dolore a livello gastrico può pagare anche 130,15 euro» è la denuncia di Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio farmaci e salute del Movimento consumatori. «30 per il cardiologo e l’elettrocardiogramma e 10 di ticket nazionale, 19, euro per la visita chirurgica e 10 di ticket nazionale, 36,15 per l’ecografia, 25 per il codice bianco». Per di più, rileva ancora la Miracapillo, «nessun intervento è stato adottato per arginare gli sprechi: consulenze esterne, acquisto di macchinari non sempre indispensabili, carenze di controllo sulle prestazioni erogate dalle strutture private convenzionate, mancanza di attivazione di procedure per il risk management e molto altro».
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