Politica e Sanità
30 Novembre 2011Da un lato l’idea che la pianificazione delle aperture è ciò che permette la capillarità del servizio e dall’altra che la liberalizzazione dei farmaci, in particolare della fascia C, porti nuovi sbocchi professionali per molti giovani professionisti. Queste le principali argomentazioni che oppongono i difensori delle farmacie a quelli delle parafarmacie. L’idea di mettere a confronto le due posizioni è venuta a Salute&Sanità, rivista distribuita gratuitamente in Calabria con la "Gazzetta del Sud", che nella rubrica “Pro&Contro” ha ospitato un botta e risposta tra Massimo Brunetti, segretario nazionale associazione parafarmacie italiane, e Enzo Defilippo, presidente Federfarma Calabria. «Non esiste un angolo del Paese dove le persone non abbiano la possibilità di servirsi di una farmacia» sono le parole di Defilippo. «E questo è possibile perché la collocazione delle farmacie sul territorio è rigorosamente pianificata. Se così non fosse avremmo farmacie aperte solo nelle località più ricche, lasciando del tutto prive di servizio le zone meno redditizie, perché meno abitate o più povere, e creando inaccettabili situazioni di disuguaglianza». Senza pianificazione delle aperture, ricorda il rappresentante dei titolari, non si riesce a garantire ai presidi la possibilità di svolgere il servizio. Di contro, Brunetti ricorda come la parafarmacia costituisca uno sbocco professionale e lavorativo alternativo alla farmacia e spezza una lancia a favore della liberalizzazione della fascia C. «La liberalizzazione permetterebbe di far aprire 3.500 nuovi esercizi e con essi creerebbe 8.000 posti di lavoro e determinerebbe 600 milioni di investimento e 400 milioni di risparmi l’anno. Il sacrificio, al contrario, che si chiederebbe ai titolari delle farmacie di città (le sole che subiscono la concorrenza delle parafarmacie) è di circa 380 euro al mese. Si tratta di una proposta capace di dare risultati tangibili senza compromettere quel difficile equilibrio tra libertà d’impresa e tutela della salute, nell’interesse della professione e dei cittadini».
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