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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

Contratto dipendenti, i sindacati rispondono al malumore


Mancano sondaggi che certifichino statisticamente, ma a girare per forum e siti web non sembra che tra i farmacisti collaboratori si scalpiti di gioia per i contenuti del nuovo contratto nazionale, firmato la settimana scorsa da confederali e Federfarma. Anzi, a dirla tutta parrebbe dominare una certa delusione, concentrata soprattutto sulla parte economica del rinnovo: 107 euro di incremento spalmati su tre scatti (l’ultimo soltanto tra un anno) e 850 euro di una tantum (anch’esso in tre tranche, l’ultima a settembre 2012) non fanno urlare dalla felicità. Come si dice in questi frangenti serpeggia il malcontento e della cosa sembrano essere consapevoli anche i sindacati, che però non accettano processi. «Ho percepito anch’io malumori e insoddisfazione» replica Cristian Sesena, responsabile per Filcams-Cgil del rinnovo contrattuale di categoria «e so che non abbiamo concluso un contratto meraviglioso. Ma ne sono comunque soddisfatto perché si è trattato di un atto di responsabilità: eravamo in ritardo di quasi due anni per colpe non nostre, ancora un po’ e si sarebbe saltata una tornata contrattuale. Davanti avevamo una controparte che insisteva con atteggiamenti dilatori e inconcludenti, c’era il serio rischio di rimanere con un pugno di mosche». E poi, per Sesena non vanno dimenticati gli aspetti positivi del contratto: «Gli aumenti» ricorda «sono leggermente superiori a quell’adeguamento all’indice Ipcaa che prevede lo schema di contrattazione nazionale sottoscritto da Cils e Uil. E siamo anche riusciti a tenere fuori il collegato lavoro e gli arbitrati». Qualche mea culpa, infine, dovrebbero recitarlo anche i farmacisti dipendenti: «Anziché lamentarsi» sostiene Sesena «imparino a farsi più forti, a incrementare la propria coesione anziché inseguire sirene che dispensano solo illusioni. Mi riferisco a chi promette battaglia per cambiare contratto quando si sa perfettamente che la scelta dipende solo dal datore di lavoro, oppure a chi dopo la rottura delle trattative ci aveva telefonato dicendo che era riuscito a indurre Federfarma a offerte più generose. Abbiamo visto quanto sono generose queste offerte».

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