Politica e Sanità
23 Dicembre 2011Per spiegare l’atmosfera che si respirava ieri sera in Federfarma si può partire dal giorno prima, da quel comunicato scritto “a caldo”, con la Manovra appena annunciata, che accomunava pizzerie e bazar, corner della Gdo e parafarmacie. Non tutti nel sindacato hanno gradito, soprattutto tra le cosiddette “colombe”: troppo forte in un momento in cui invece è indispensabile cercare il dialogo, non solo con il governo ma anche con gli esercizi di vicinato. Per i “falchi”, invece, quel comunicato ha dato frutti perché sui giornali Federfarma è stata messa accanto ai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) nel fronte anti-Manovra. Una visibilità che potrebbe pagare, visto che il sindacato non smette di cercare un’occasione di confronto con il governo sui provvedimenti della Manovra. Che, trattandosi di decreto, dovrà poi essere confermata con legge di conversione, attraverso il voto delle Camere. «Prima vediamo che cosa ci sarà effettivamente scritto domani sulla Gazzetta Ufficiale» avverte il segretario nazionale di Federfarma, Alfonso Misasi «poi valuteremo che cosa fare e come muoverci. Con il governo vogliamo sempre parlare: abbiamo cercato di farlo prima, continueremo a farlo anche domani». Del resto, anche se su alcune questioni la Manovra sembra perdere qualche spina con il passare delle ore, gli elementi di preoccupazione rimangono. Alcuni dei quali anche trascurati nello shock iniziale. Per esempio, l’innalzamento di due punti dell’Iva non solo nella fascia più alta (dal 21 al 23%) ma anche in quella intermedia, dal 10 al 12%: trattandosi dell’aliquota applicata ai medicinali, c’è il rischio che la spesa farmaceutica territoriale 2012 sfondi il tetto. «E’ un’eventualità che stiamo valutando» conferma Misasi «così come i due punti di Iva sui farmaci di fascia C rischiano di mangiarsi buona parte di quei risparmi che si pensa di ricavare dalla liberalizzazione».
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