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Politica e Sanità

23 Dicembre 2011

Balduzzi apre a un incontro con Federfarma



Sulla misura della liberalizzazione della fascia C c’è la disponibilità da parte del ministro della Salute, Renato Balduzzi, a incontrare i rappresentanti delle farmacie. «È un percorso iniziato già da qualche tempo» ha spiegato il ministro. «Con questo provvedimento abbiamo cercato di inquadrare la scelta all’interno dei principi del servizio sanitario nazionale e della farmacovigilanza e abbiamo prestato attenzione a tutti i legittimi interessi». Intanto Federfarma ha convocato per oggi a Roma l’assemblea nazionale, per discutere la manovra e valutare iniziative da intraprendere, in attesa della convocazione. «Con tale misura, se confermata, molti titolari di farmacie rurali potrebbero ritenere più conveniente abbandonare le zone disagiate e trasferirsi in città per aprire una più redditizia parafarmacia, lasciando ampie zone del territorio prive del servizio. Non è smantellando la rete delle farmacie che si crea sviluppo e occupazione: le farmacie saranno costrette a ridurre il personale, con il licenziamento di 18mila addetti. Alla faccia degli 8mila nuovi posti di lavoro sbandierati dalle parafarmacie». Da Federfarma Veneto poi arrivano anche una serie di dieci questioni a cui si vorrebbe che il ministro della Salute rispondesse. Tra i temi sul tappeto, la garanzia di stoccaggio e conservazione dei medicinali «che adesso subiscono verifiche rigidissime», il controllo dei registri di carico e scarico e del prezzo, «oggi bloccato per uniformità di servizio sull’intero territorio nazionale anche perché la legge vieta qualsiasi forma di pubblicità anche all’interno della farmacia», la possibilità di sequestro immediato di ciò che non è ritenuto conforme. «Si avrà un utilizzo improprio dei farmaci e un ritorno economico solo per le multinazionali?» incalza ancora il sindacato. Tra i perplessi anche l’Utifar, l’unione tecnica italiana farmacisti, che spiega: «La liberalizzazione della fascia C non ha nessun motivo di essere all''interno di un decreto definito Salva-Italia. Al massimo potrebbe far parte di un provvedimento per salvare, forse, qualche esercizio commerciale nella erronea convinzione che ciò stimoli la concorrenza alle farmacie e, quindi, il potere d''acquisto e i consumi».

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