Politica e Sanità
23 Gennaio 2012La norma che obbliga i medici a indicare in ricetta l’esistenza del farmaco equivalente ha fatto discutere parecchi interlocutori delle parti interessate. Ma dal punto di vista del farmacologo Silvio Garattini direttore dell’Istituto Mario Negri, si tratta di una norma legittima: «Il Servizio sanitario nazionale ha il diritto di richiedere al personale medico di preferire i farmaci equivalenti a causa del loro basso costo». E aggiunge: «In Italia i farmaci equivalenti sono stati introdotti con ritardo rispetto ad altri Paesi. L''industria farmaceutica è ovviamente interessata a screditare i farmaci equivalenti perchè abbassano il prezzo ed erodono il mercato dei prodotti con il marchio. Ma il cittadino deve sapere che i farmaci equivalenti sono controllati e può evitare di pagare la differenza di prezzo fra il farmaco con il marchio ed il farmaco equivalente». Anche Giorgio Foresti presidente di AssoGenerici, si esprime a favore del farmaco equivalente e della norma. E risponde alle preoccupazioni di Lucia Aleotti, vice presidente di Farmindustria, che sostiene la difficoltà a «competere all''infinito con i costi e con i prezzi dei prodotti che arrivano dai paesi emergenti», sottolineando i vantaggi che ci potranno essere per il sistema industriale italiano che non verrrà penalizzato: «La norma inserita nel Dl Liberalizzazioni non farà altro che rafforzare e innescare la crescita di un settore che da solo ha garantito in media oltre 300 milioni di euro l’anno di risparmi al SSN per il solo fatto di esistere e creare concorrenza». Dal canto loro, i medici riconoscono il valore dei i farmaci a brevetto scaduto come «una grande risorsa per la cura dei pazienti cronici» ma, come commenta Fiorenzo Corti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) della Lombardia «Riteniamo però che quel prodotto che il medico di famiglia prescrive al paziente debba essere proprio quello che il paziente riceve dal farmacista». Corti ribadisce, così, «un atto di autonomia prescrittiva e responsabilità professionale che il medico ha il diritto e dovere di difendere. Perciò inizieremo un percorso di sensibilizzazione dei nostri medici affinché appongano sulle prescrizione la dizione “non sostituibile”».
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