Politica e Sanità
07 Febbraio 2012Facciamo l’ipotesi che quorum e distanza rimanessero, ma la Pianta organica sparisse. Che farmacia ne verrebbe fuori? La domanda verrà bollata di eresia da molti titolari ma è giusto porla. Se non altro perché agli atti c’è una proposta che a questo mira: l’hanno messa sul tavolo le sigle della parafarmacia (Anpi, Forum farmacia non convenzionata, Fef, Essere farmacisti) nell’incontro di venerdì scorso davanti alla commissione Industria del Senato. Sta in mezzo a un pacchetto di proposte dirette a correggere il decreto Sviluppo per renderlo più gradito agli esercizi di vicinato: liberalizzazione dei farmaci di fascia C con ricetta, abolizione del limite dei 12.500 abitanti introdotto dal decreto Salva-Italia, quorum tale da consentire l’apertura di 4mila nuove farmacie, concorso per soli titoli con corsia preferenziale riservata di sedi per rurali sussidiati e titolari di parafarmacia e, per l’appunto, «superamento dell’istituto della pianta organica» per snellire le procedure concorsuali, «con l’adozione della distanza di 500 metri tra farmacie e del quorum abitanti/farmacia» che verrà indicato dalla legge di conversione del decreto.
Come s’è detto, l’idea di rinunciare dall’oggi al domani a pianta organica e sede farmaceutica farà tremare molti titolari più del gelo di questi giorni. Eppure è un’ipotesi sulla quale vale la pena ragionare: invita già il fatto che così sparirebbe un rito burocratico “levantino” come la revisione della Pianta organica, fonte di ritardi (e liti giudiziarie) estenuanti. Sarebbe uno snellimento non indifferente, che accelererebbe le aperture e aumenterebbe la capacità del sistema di adeguarsi tempestivamente ai mutamenti demografici del paese, senza rinunciare a una gestione programmata della rete. «La Pianta organica» osserva il segretario nazionale dell’Anpi, Massimo Brunetti «è uno strumento ormai vetusto che non riesce a soddisfare le esigenze di una collettività sempre più dinamica. Lo si vede a Roma, dove le sedi non hanno impedito che nel centro il numero delle farmacie sia doppi o triplo rispetto alla periferia». Ed ecco allora la proposta di rinunciare definitivamente alla pianta: «Toccherebbe sempre al comune definire i bisogni e assicurare la distribuzione degli esercizi» prosegue Brunetti «ma per farlo basterebbero i dati Istat aggiornati biennalmente: si verificano le nuove esigenze in base alla popolazione, si individuano le zone dove c’è bisogno, si misurano le distanze e si aprono le farmacie, assegnate in base alla graduatoria regionale con i meccanismi già esistenti. Sono convinto che tra i titolari di farmacia ci siano persone illuminate che apprezzeranno questa proposta».
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