Politica e Sanità
16 Marzo 2012Ringraziare le banche e sperare che si apra un varco, per buttarsi e portare a casa quel che si riesce. Difficile sui concorsi, sul comma 17 chissà. Le chance dei farmacisti di dare un’altra “raddrizzata” al decreto liberalizzazioni stanno tutte qua: in attesa del summit tra governo e maggioranza di stasera (ieri per chi legge, ndr) dall’esecutivo rimbalzano dichiarazioni che rendono sempre più concreta la possibilità di un decreto integrativo per correggere la norma del “Cresci Italia” sulle commissioni bancarie, come era stato chiesto ieri alla Camera. «Le forze che sostengono il governo» spiega a Farmacista33 il pidiellino Cosimo Ventucci (foto), relatore alla Camera del decreto «si sono rese conto che il testo non copre tutto e non riesce a dare risposte su tutto. Alcune richieste di modifica presentate da Pdl. Pd e Terzo Polo avrebbero potuto trovare convergenze se ci fosse stato il tempo per esplorarle, ma la necessità di convertire il decreto per il 24 marzo impedisce terze letture. Di qui la richiesta al governo di un ulteriore decreto, oppure qualche alternativa percorribile ed efficace». Ventucci non fa mistero del fatto che la priorità è rappresentata dalle banche, ma qualcosa si può fare anche sulle farmacie: «L’Ordine dei farmacisti» sottolinea «ci ha chiesto che il conteggio degli abitanti per l’apertura delle sedi non sia effettuata sui dati Istat, che risalgono al 2009, ma su rilevazioni più aggiornate che fotografino meglio lo spostamenti dei residenti dal centro alla periferia delle città». Difficile, invece, un ritocco al comma sui concorsi che recuperi la prova d’esame: «Bisogna vedere che dice il governo, in ogni caso saranno possibili solo correzioni minime».
Anche Federfarma cercherà di “infilarsi” per ottenere una formulazione più chiara (e possibilmente “amichevole”) del comma 17. Ma sarà complicato come saltare su un treno già in corsa. Fosse confermata la strada del decreto, il governo dovrebbe approvarlo perché entri in vigore in contemporanea con la legge sulle liberalizzazioni (per evitare alle banche l’applicazione del provvedimento sulle commissioni) e avere dai partiti di maggioranza la garanzia di un iter di conversione liscio e pulito, senza sorprese. Di qui il summit che scioglierà le ultime riserve. E farà capire ai farmacisti se sull’ultimo vagone c’è una porta aperta per saltarci sopra.
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