Politica e Sanità
20 Marzo 2012In seguito alla risoluzione europea, approvata lo scorso 14 marzo, che chiede una strategia continentale contro il diabete, un richiamo stringente è stato rivolto all’Italia che, pur avendo approvato una legge nel 1987, è ancora immobile sul fronte della realizzazione del Piano nazionale sanitario. La Società italiana di diabetologia (Sid) propone di aprire un tavolo con le istituzioni, la medicina generale e gli specialisti per realizzare in concreto i suggerimenti della Unione Europea. «L''Italia è stata tra i primi Paesi a dotarsi di una legge, varata già nel 1987 ma da allora siamo ancora fermi con l''attuazione del Piano Nazionale sul Diabete» spiega Stefano Del Prato, presidente eletto Sid «e anche l''ultimo Piano nazionale sanitario. Per questo l''Italia sente in modo particolare il richiamo della Ue e anche perché è stata scavalcata su questo fronte, pur essendo partita con largo anticipo, da altri Paesi del Nord Europa che da anni si sono dotati di Piani sul diabete». Secondo Del Prato ci sono tutti i motivi affinché le istituzioni ascoltino con attenzione il monito di Bruxelles: aumenteranno i pazienti con diabete, si diffonde l''obesità, soprattutto infantile e aumentano i costi sanitari legati alle complicanze. «Secondo le stime della Sid» aggiunge Del Prato «ogni malato di diabete costa ai Servizi sanitari circa 2.000 euro all''anno e se la spesa per il controllo dell''iperglicemia è stabile da 5-6 anni, a crescere è quella legata alle complicanze dovute alla malattia: per il 50%, queste spese derivano da ricoveri, quindi sono in capo all''ente pubblico».
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