Politica e Sanità
27 Marzo 2012Farmacie divise sullo sciopero proclamato da Federfarma per il 29 marzo. Ad ascoltare il tam tam che arriva dallo Stivale, sarebbero una decina le rappresentanze regionali del sindacato che non condividono la linea della presidenza. Innanzitutto c’è l’Umbria, che ieri ha rilasciato all’Ansa un comunicato per ufficializzare il proprio dissenso: «Lo sciopero non è in questo momento la forma di lotta più opportuna» riassume a Farmacista33 il presidente regionale, Augusto Luciani (foto) «crediamo sia più opportuno cercare il dialogo». Un no deciso alla serrata arriva anche da Bolzano e Trento, dalla Val d’Aosta, dal Lazio, dalle Marche, dalla Basilicata e dalla Toscana. Poi ci sono le regioni che solo nella serata di ieri hanno terminato la consultazione dei consigli provinciali ma i “no” risultavano già nettamente prevalenti, tra la quali Liguria e Piemonte.
Le ragioni dei dissenzienti sono formali o sostanziali: c’è chi punta il dito sul fatto che l’agitazione è stata proclamata senza rispettare i termini di legge (con il rischio di gravi sanzioni, si dice, per le farmacie che parteciperanno) e poi c’è chi sostiene che chiudere le serrande per protestare contro una semplice circolare del Ministero è sproporzionato e servirebbero altre opzioni. Probabile che se ne discuta anche oggi nell’assemblea nazionale convocata da Federfarma la scorsa settimana per decidere sulle azioni di protesta da far seguire allo sciopero. Che ufficialmente non è in discussione, ma tutto dipende da che cosa salterà fuori nel dibattito tra i delegati. «Nessuna pregiudiziale a discutere della serrata» è il commento del segretario nazionale di Federfarma, Alfonso Misasi «ma chi teme rischi per le farmacie per mancanza dei termini sbaglia. E’ già successo in passato e non sono scattate altro che sanzioni amministrative a carico del sindacato».
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