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Politica e Sanità

20 Aprile 2012

Nuove farmacie, le Regioni tendono a contenere e i comuni a spingere


È una scelta discrezionale dei comuni mettere o no in apertura le farmacie che scattano dall’eccedenza di abitanti prevista dal decreto liberalizzazioni. Questa almeno è l’interpretazione che con il passare delle settimane prende piede in un numero crescente di Regioni: la prima era stata la Lombardia, poi un paio di settimane fa si è aggiunto il Veneto (con una circolare che dà anche per «facoltativa» l’istituzione della prima farmacia nei paesi con meno di 3.300 abitanti), quindi il Lazio, l’Umbria e ora anche Piemonte.
Non sempre però i comuni rispettano le indicazioni. Anzi, i casi di sindaci che mettono in apertura pure le farmacie risultanti dai resti sono consistenti anche dove le Regioni hanno fatto di tutto per “pilotare” le operazioni: nel Lazio, per esempio, gli uffici regionali hanno fatto i conti per i comuni e poi hanno trasmesso i totali (senza resti) per un riscontro; in diversi casi tuttavia le amministrazioni municipali hanno rifatto le somme e messo in apertura anche le farmacie risultanti dalle eccedenze. Anche in Umbria molti centri hanno fatto di testa propria, aiutati peraltro dalla Regione che ha comunicato solo nei giorni scorsi i criteri per il calcolo dei nuovi presidi.
A giudicare da quanto raccontano i presidenti di ordine che a livello locale seguono lo svolgimento delle operazioni, questa “dissintonia” tra regioni e comuni non è frutto di capricci ma di preoccupazioni politiche divergenti: negli uffici di parecchi assessorati regionali si cerca in ogni modo di contenere il numero delle nuove aperture per gli oneri burocratici che ne deriveranno e i potenziali effetti sulla spesa farmaceutica regionale; tra i sindaci, invece, l’apertura di nuove sedi è spesso un fiore all’occhiello da esibire alle prossime amministrative o comunque un segnale di attenzione nei confronti della comunità, quindi più ce ne sono e meglio è. Ed ecco allora spiegato perché altrove si preferisca temporeggiare: in Basilicata la Regione se ne rimarrà alla finestra fino alla scadenza del 26 aprile, quindi commissarierà per poi procedere ai conteggi secondo le proprie preferenze.
Intanto procede anche l’applicazione del comma 17: lettere ai titolari over 65 in cui si chiede di indicare il nome del nuovo direttore (ma senza porre termini perentori) sono in distribuzione anche in Campania, con l’Asl di Avellino tra le più veloci a spedire. E qualche titolare a lamentarsi sui giornali per l’efficienza. «È l’unica azienda sanitaria della regione dove i ritardi si contano in giorni» commenta il presidente dell’Ordine provinciale, Ettore Novellino «l’efficienza non può essere a senso unico».

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