Politica e Sanità
04 Giugno 2012Che la pharmaceutical care – termine con cui si identificano tutti i programmi diretti a garantire compliance del paziente ed efficacia delle cure – fosse fonte di risparmi anche importanti per i servizi sanitari pubblici era cosa nota anche da tempo. Nell’Italia della distribuzione diretta, però, potrebbe anche diventare la leva con cui recuperare alla farmacia medicinali che oggi le Asl cercano sempre più spesso di indirizzare su altri canali. E’ quello che cercherà di dimostrare la sperimentazione alla quale si sta lavorando a Pistoia: il progetto, promosso da Federfarma provinciale d’intesa con l’Ordine e la collaborazione della Fimmg (il più rappresentativo tra i sindacati della Medicina generale), si chiama Pharmacare e punta a instaurare una nuova collaborazione tra farmacie e medici di famiglia. L’ispirazione, come anticipato, arriva dai programmi di pharmaceutical care già avviati da tempo nei paesi anglosassoni. «Dati consolidati» spiega Fabio Baldassarri, consigliere di Federfarma Pistoia e tesoriere uscente «dimostrano che per ogni dollaro investito sul farmacista se ne risparmiano tre o quattro». Ed ecco allora l’idea di avviare qualcosa di simile nella provincia di Pistoia, con una sperimentazione che si protrarrà per circa un anno concentrata sui pazienti affetti da Bpco. «Il medico» spiega Baldassarri «compilerà un piano prescrittivo che calendarizzerà la terapia. Una volta in farmacia, il paziente viene preso in carico e sottoposto a una scheda-questionario che misurerà il suo livello di compliance. A ogni successivo passaggio per il ritiro delle nuove confezioni, il farmacista ricompilerà la scheda in modo da far emergere eventuali problemi di aderenza e, nel caso, inoltrerà una segnalazione al medico. Una volta terminata la terapia, la scheda verrà consegnata al paziente che la porterà al proprio curante».
L’obiettivo del progetto, che dovrebbe partire entro l’estate, sarà innanzitutto quello di raccogliere dati con i quali misurare la validità del modello anche nella realtà italiana. «Attualmente nel nostro paese mancano analisi di questo genere» prosegue Baldassarri «la sperimentazione sarà fondamentale per valutare un’eventuale estensione del progetto a tutta la Toscana». Ma c’è anche un altro obiettivo: valorizzare la distribuzione in farmacia dalle destabilizzazioni della distribuzione diretta: a Pistoia, l’Asl ha infatti avviato da tempo la distribuzione domiciliare dei farmaci di fascia A per i pazienti in multiterapia con alto indice di spesa procapite. Nella sperimentazione, le farmacie distribuiranno i medicinali secondo gli schemi della dpc e cercheranno di dimostrare che comunque, passando dal territorio, si risparmia in appropriatezza ed efficacia delle cure. «Rivendichiamo uno status professionale» spiega il presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pistoia, Andrea Giacomelli «nel quale si sia valutati e remunerati non tanto per la cessione del farmaco, ma per la fornitura di servizi connessi alla dispensazione del farmaco, affinché lo stesso dia i benefici per i quali è stato prescritto». «Oggi vendiamo il farmaco e regaliamo la nostra professionalità» rincara Baldassarri «dobbiamo iniziare a vendere la nostra professionalità e dispensare il farmaco».
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