Politica e Sanità
02 Luglio 2012Secondo le stime proposte da un ricercatore americano, del St. Michael''s Hospital, esistono ampi margini per far risparmiare ai contribuenti milioni di dollari spesi per l’acquisto dei farmaci prescritti al termine del ricovero in ospedale. E la soluzione è puntare sui medicinali che costano meno. Lo scenario di riferimento è il Canada, dove, secondo Chaim Bell, autore del report pubblicato sulla rivista PLoS One, le spese di assistenza sanitaria sono salite rapidamente raggiungendo quota 191 miliardi di dollari nel 2010 e circa il 16% è rappresentata dai farmaci. Egli ha notato che alcune classi di farmaci rappresentano la maggior parte di tali spese, per esempio il costo annuale per gli Ace inibitori, in 10 anni è raddoppiato arrivando a 956 milioni di dollari. Bell ha valutato, in particolare, quanto denaro pubblico si potrebbe risparmiare se gli ospedali nel momento in cui avviano i pazienti a un nuovo trattamento e li dimettono, prescrivessero il più economico. Ha individuato tre farmaci comunemente prescritti e che rappresentano una larga fetta dei costi dei farmaci soggetti a prescrizione in Canada: gli inibitori di pompa protonica, gli Ace inibitori e gli inibitori dei recettori dell’angiotensina (Arb). Nell’Ontario, per esempio, per un anno di queste tre terapie, sono stati spesi, rispettivamente 2,48 milioni dollari, 968 mila dollari e 325 mila dollari. Sostituendo la versione meno costosa di ciascuna specialità sarebbe possibile risparmiare dopo la dimissione del paziente dall''ospedale nel corso dell''anno, rispettivamente, il 47, il 17 e il 4%. «In un momento in cui ogni dollaro speso per la salute ha un peso» è il commento di Bell «e va speso saggiamente, gli ospedali e le istituzioni dovrebbero studiare il modo per abbattere le barriere attorno alla prescrizione, l’acquisto e la distribuzione di farmaci».
PLoS One 7(6): e39737
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