Politica e Sanità
02 Luglio 2012Dopo il terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna, una delle richieste della professione è stata di capire in che maniera essere di aiuto ai colleghi, anche attraverso donazioni di farmaci o denaro. Gianpaolo Concari, commercialista ed esperto di no profit, fornisce qualche consiglio su come effettuare la donazione e come orientarsi nel mondo degli aiuti umanitari.
In che maniera il farmacista può effettuare una donazione a un collega che rimanga all'interno del suo campo di attività?
Un'erogazione liberale tra colleghi non comporta alcun vantaggio fiscale che invece è riconosciuto qualora l'erogazione è devoluta a favore di un'organizzazione non profit. Tra le varie forme di donazioni, quella che ha per oggetto denaro è preferibile a quella di beni perché ques'ultima (farmaci compresi) risulta essere complicata da una serie di vincoli contabili e fiscali. Tra questi, il problema maggiore è dato dalla necessità di rettificare l'Iva detratta al momento dell'acquisto dei beni oggetto della donazione (se relativi all'attività dell'impresa).
In particolare, per esempio, nel caso del terremoto dell'Emilia Romagna, i prefetti di Modena e Bologna hanno emanato decreti prefettizi che hanno attivato il disposto legislativo previsto dall'articolo 27, legge 133/99, che prevede che gli aiuti alle popolazioni colpite da calamità pubbliche, erogati dalle imprese, non abbiano massimali di deducibilità. La donazione può riguardare sia denaro che beni, ma per i beni c'è sempre il problema della rettifica della detrazione.
Presto dovrebbe uscire un analogo decreto prefettizio per Reggio Emilia, mentre non mi risulta nulla al momento per Mantova, Rovigo e Ferrara, ma con buona probabilità anche altri prefetti delle zone colpite provvederanno a fare altrettanto.
È possibile, però, vincolare la donazione all'acquisto di farmaci?
Certo, attraverso una erogazione liberale modale, con l'indicazione del progetto a cui si vuole contribuire.
Chi non è del territorio come fa a scegliere l'ente a cui effettuare l'erogazione, per avere la sicurezza che il tutto vada a buon fine e in tempi brevi?
È complicato, perché non esistono registri pubblici. In generale, posso dire che l'associazionismo in Emilia Romagna è molto radicato. Meglio evitare magari società più elefantiache e andare verso realtà più note nel settore o associazioni di pubblica assistenza. Un buon punto di partenza può essere quello di chiedere supporto all'Ordine dei farmacisti locali o ai centri servizi per il volontariato, che sono realtà ben radicate nel territorio e che lavorano per le associazioni di volontariato.
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