Politica e Sanità
20 Luglio 2012C’è preoccupazione tra i titolari piemontesi per i progetti della Regione sui Cap, i Centri di assistenza primaria nei quali verrebbero raggruppati medici di famiglia, specialisti, team multiprofessionali e servizi di diagnostica di base. Ad ascoltare le indicazioni che l’assessore alla Sanità, Paolo Monferino, ha fornito al ministro Balduzzi la settimana scorsa,si punta ad aprire un Cap in ogni Asl per la fine dell’anno. Ma l’obiettivo finale è quello di avere almeno un Centro per distretto.
Sulla carta, queste strutture dovrebbero sgravare ospedali e pronto soccorso dagli accessi impropri e rafforzare la capacità del territorio di farsi carico di responsabilità di cura di media intensità. Ma per le farmacie i Cap risvegliano i timori già sollevati a loro tempo dalle Utap. E non solo: nei documenti dell’assessorato, infatti, ci sono passaggi che potrebbero far pensare a un coinvolgimento dei Cap anche nella distribuzione diretta, addirittura come punti di dispensazione sul territorio. A scopo preventivo, nelle settimane scorse Federfarma Piemonte aveva inviato alla Regione una lettera nella quale si chiedevano spiegazioni sul punto e si minacciavano ricorsi legali. «La Regione ci ha risposto con rassicurazioni» spiega il presidente del sindacato regionale, Massimo Mana «ma prima di decidere se rinunciare al contenzioso o insistere vogliamo un parere dei nostri avvocati».
Intanto rimangono le preoccupazioni riguardo alla farmacia dei servizi: «Questi Cap potrebbero finire per erogare le stesse prestazioni diagnostiche di primo livello cui puntiamo noi» prosegue Mana «è ovvio che sul territorio non c’è posto per due soggetti diversi». E poi c’è l’accentramento degli studi medici, altro incubo già sorto ai tempi delle Utap: «Si sguarnirebbero i piccoli paesi e le zone extraurbane» osserva Mana «mi chiedo dove sta il vantaggio per gli assistiti. Anche su questi punti abbiamo chiesto spiegazioni alla Regione, ma le risposte sono state elusive».
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