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Politica e Sanità

03 Settembre 2012

Decreto Balduzzi, Federfarma sposa gli emendamenti delle Regioni


Sul decreto Balduzzi il governo presti ascolto alle Regioni e alle loro perplessità. È la richiesta che giovedì sera i vertici di Federfarma hanno rivolto al ministro della Salute in un incontro organizzato per discutere del testo, le cui sorti potrebbero essere decise già mercoledì in Consiglio dei ministri. Le preoccupazioni dei titolari si concentrano innanzitutto sull’articolo 22, in cui il Ministero ha recuperato quegli interventi sulla Pianta organica (trasferimento delle vecchie sedi senza più perimetrazioni, previa la semplice autorizzazione del sindaco, e abrogazione del limite dei 200 metri) che a giugno avrebbero dovuto finire nel “decretone” poi spacchettato dal Governo: l’auspicio di Federfarma è che venga recepita la proposta di correzioni avanzata mercoledì dalle Regioni, secondo le quali il criterio della distanza non solo andrebbe salvaguardato ma addirittura incrementato, a 300 metri. «Condividiamo il timore delle amministrazioni locali» commenta a Farmacista33 Annarosa Racca (foto), presidente del sindacato «è indispensabile preservare la capillarità della rete per non lasciare sguarnite le aree svantaggiate». «Di fronte a un decreto che rischia definitivamente di stravolgere il sistema» aggiunge in una nota il presidente di Federfarma Roma, Franco Caprino «dobbiamo ringraziare gli assessori regionali alla Sanità che con la loro proposta stanno cercando di correggere la folle norma contenuta nel provvedimento».
Ma a preoccupare il sindacato c’è anche un altro passaggio del decreto, quello che obbligherebbe i medici di famiglia a organizzarsi in strutture aperte h24. Torna in sostanza a profilarsi il vecchio incubo delle Utap, i poliambulatori aggregati da costruire attraverso lo spostamento (e la chiusura) degli studi singoli. «Per le piccole farmacie potrebbe essere un colpo durissimo» osserva il presidente del Sunifar, Alfredo Orlandi «nelle zone rurali si rischia la desertificazione dei servizi». E anche qui, l’augurio di Federfarma è che alla fine passi il correttivo richiesto dalle Regioni, per le quali le aggregazioni dovrebbero rimanere un’opzione, prioritaria sì ma non obbligatoria. «La spesa necessaria a finanziarle» ha spiegato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto «non può ricadere sui governi locali, che già devono fare i conti con i tagli imposti dalle manovre e dalla spending review». I farmacisti incrociano le dita.

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