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Politica e Sanità

09 Ottobre 2012

Quota fissa, tutela alle rurali e dpc, così il Piemonte vede la remunerazione


Privilegiare la quota fissa rispetto a quella percentuale, salvaguardare le farmacie rurali, riportare in farmacia i medicinali oggetto di distribuzione diretta. Sono questi, secondo Federfarma Piemonte, gli elementi irrinunciabili all’interno del progetto di modifica della remunerazione. L’associazione dei titolari piemontesi, per voce del segretario Marco Cossolo e del presidente Massimo Mana, aggiunge la sua voce al dibattito in corso negli ultimi giorni su Farmacista33. «Chiariamo subito» dicono nella lettera aperta inviata al nostro quotidiano «che la riforma della remunerazione è ormai ineludibile: è, infatti, assolutamente necessario arrestare la riduzione della marginalità sul farmaco, ma il progetto di riforma relativo deve integrarsi e completarsi con la revisione del rapporto farmacia/Ssn e farmacia/cittadino, in un’ottica di sviluppo della farmacia».  Le scelte, in altri termini, continua la nota «devono essere funzionali a garantire tenuta e crescita del sistema nel suo complesso, a prescindere dalle iniziali eventuali ricadute negative su alcune realtà o ambiti territoriali che finora meno di altre hanno risentito della generale contrazione dei margini». Ecco, perciò gli aspetti prospettici fondamentali, secondo i titolari piemontesi:

  • l’aumento del numero di confezioni prescritte legato all’invecchiamento della popolazione e del numero di medicinali generici connesso alle continue scadenze brevettuali. Ne consegue l’imprescindibilità di privilegiare l’ammontare della quota fissa rispetto a quella percentuale, e prevedere un premium price per la dispensazione dei medicinali generici;
  • la salvaguardia delle farmacie rurali, punto di forza della capillarità e del ruolo anche sociale del sistema, da tutelare attraverso il riconoscimento di un ulteriore premium price;
  • il rientro contestuale in farmacia dei medicinali oggetto di distribuzione diretta a seguito della Legge 405/2001, attraverso una rivisitazione del PH-T da parte dell’Aifa che conduca all’individuazione univoca dei medicinali da distribuire con il sistema della Dpc, con un onorario fisso più elevato di quello riconosciuto sugli altri medicinali (per evitare inclusioni improprie da parte delle singole regioni) ma inferiore rispetto alla media ponderata degli accordi in essere (per rendere conveniente per le Regioni il ricorso in esclusiva alla DPC);
  • la necessità di scongiurare difficili situazioni finanziarie legate al passaggio al nuovo sistema di remunerazione in quegli ambiti locali di contemporaneo elevato valore medio di fustello ed eccessive dilazioni di pagamento, a volte legate a ritardi nei rimborsi da parte delle ASL.

Elementi irrinunciabili, si conclude la lettera di Federfarma Piemonte, da conseguire al tavolo delle trattative unitamente all’apertura di un ulteriore tavolo che dovrà dettare le linee guida di attuazione della Farmacia di Comunità.

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