Politica e Sanità
15 Ottobre 2012Nessuna distinzione nella remunerazione tra farmacia ordinaria, sussidiata e rurale, livellamento della quota fissa a 2 euro e abbassamento della quota proporzionale a 3,3%, con una quota premiale di 0,2 euro. Sarebbe questo il contenuto della proposta sulla revisione della remunerazione della filiera distributiva contenuta in un documento metodologico dell’Aifa, che Federfarma Lazio ha fatto girare tra tutti i presidenti. Una proposta che, se attuata così com’è, commenta Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio, «sarebbe una tragedia per le farmacie». In sostanza, secondo quanto si legge nel documento marchiato Aifa, che ha fatto una simulazione dei costi sulla base delle proposte ricevute dalle parti, la proposta di Federfarma - in accordo con Assofarm, Sunifar, Federfarma servizi, Fofi - «ha evidenziato un fatturato al netto degli sconti e dell’Iva del 9,6% superiore rispetto a quello attualmente vigente, con un disavanzo a invarianza dei saldi di finanza pubblica di 234 milioni di euro». Pertanto, è la conclusione «lo schema proposto non rispetta i vincoli imposti dalla normativa». Da qui la proposta riportata nel documento, che «considera un’unica quota fissa di 2 euro per confezione che, combinata con la quota premiale di 0,2€ associata ai medicinali con prezzo al pubblico corrispondente al prezzo di riferimento (proposta invariata rispetto a quella di Federfarma) e con una quota proporzionale del 3,3% sul prezzo ex-factory (al netto dell’Iva) consente di raggiungere l’invarianza dei saldi di finanza pubblica fissati come pre-requisito dalla legge». Al grossista il farmacista dovrà corrispondere «0,33 euro, oltre all’eventuale quota premiale di 0,1 euro e della parte fissa dello 0,2% sull’ex-factory». Da Federfarma Lazio arrivano già i primi commenti: «Anche le vendite a pagamento subiscono la revisione del margine e si sganciano quasi completamente dal valore del bene, mentre il prezzo al pubblico scende e in pratica vengono estesi al pubblico gli attuali sconti riservati all’Ssn. Per di più una percentuale così bassa sul valore dei beni ceduti viene parzialmente riassorbita dai payback. Inoltre alle farmacie rurali e sotto soglia di fatturato non viene riconosciuto un maggior margine, tale da compensare gli attuali minori sconti che riversavano al Ssn». Intanto, dovrebbe tenersi oggi il prossimo appuntamento del tavolo sulla remunerazione tra le rappresentanze della filiera distributiva e l’Aifa.
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