Politica e Sanità
06 Novembre 2012Vendite in calo, incassi ridotti. Tant''è che a Cesena due farmacie, quella di Case Finali e San Giorgio, sono dovute ricorrere alla cassa integrazione per i propri dipendenti. «Una situazione sempre più complicata» ha commentato Stefano Pianori, presidente di Federfarma Forlì-Cesena «e non solamente per i presidi che sono dovuti ricorrere agli ammortizzatori sociali». Le cause sarebbero da rintracciare sia nella difficile congiuntura economica, sia in alcune criticità specifiche del settore: «Oltre al calo del prezzo dei farmaci» specifica infatti Pianori «c''è stato anche il massiccio aumento di erogazione diretta di farmaci da parte dell’Asl». Concorde con Pianori anche Alessandro Malossi, vicepresidente dell’ordine dei farmacisti di Forlì- Cesena: «Il fatturato va giù anche perché si vendono meno pezzi. L’Asl stessa è diventato il nostro principale concorrente». Per arginare la crisi, dunque, secondo i rappresentanti dei farmacisti, sono necessari tempestivi provvedimenti da parte del governo, che rendano meno conveniente per l’Asl vendere direttamente i farmaci, a vantaggio di una ripresa delle farmacie. Come puntualizza Malossi, inoltre «per la prima volta ho il sentore che non ci sia stato assorbimento di forza lavoro. In estate le cose, dal punto di vista dei dipendenti, andavano abbastanza bene, visto che c’è l’apertura di tutte le farmacie delle zone balneari e quindi più opportunità di impiegarsi, sebbene temporaneamente». Ma da settembre, davanti alle farmacie cesenati, c’è la fila di persone che cercano lavoro.
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