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Politica e Sanità

07 Novembre 2012

Meridiano sanità: Ssn a rischio default


Solo considerando l’aumento della popolazione, in meno di quarant’anni la spesa sanitaria pubblica potrebbe più che raddoppiare, raggiungendo un valore di circa 261 miliardi di euro, contro i 112,7 attuali. Mentre, solo nel periodo 2010-2014, i tagli al comparto valgono circa 24,4 miliardi di euro (cifra che potrebbe raggiungere i 26 miliardi con la legge di Stabilità), con il risultato che, tenendo anche conto della diminuzione del Pil, nei prossimi cinque anni, rispetto ai principali paesi europei, si potrebbe registrare una differenza nella spesa sanitaria pro capite disponibile tra i 650 e i 1.000 euro. Il quadro è stato tracciato dalle analisi del Meridiano Sanità e The European House Ambrosetti, presentati nell’ambito del convegno “Sanità e salute in Italia in un contesto di crisi economica: la direzione per la crescita”, che ha lanciato l’allarme sul «rischio default del nostro Ssn», non più in grado di garantire gli «stessi livelli assistenziali».  Secondo quanto emerge infatti «l’Italia spende per ogni cittadino circa il 30% in meno rispetto alla Germania, il 23% rispetto alla Francia e il 16% rispetto al Regno Unito. Se poi si considerano le stime di crescita del Pil italiano nei prossimi 5 anni - nettamente inferiore agli altri Paesi europei - questo trend porterà presumibilmente il gap della spesa sanitaria disponibile per ciascun cittadino italiano a scendere del 35% rispetto ai tedeschi, del 30% rispetto ai francesi e del 25% rispetto agli inglesi, ovvero una differenza che si aggira tra i 650 e i 1000 euro pro capite, a parità di potere d’acquisto». Una situazione che potrebbe essere risolvibile solo mettendo in campo una serie di politiche ben precise, come riportato nel Meridiano Sanità 2012: innanzitutto «accelerare il processo di deospedalizzazione già avviato e del riordino delle cure primarie», ma anche «riportare a livello centrale la governance della spesa farmaceutica attraverso l’istituzione di un fondo nazionale e eliminare il passaggio di valutazione dei farmaci - già svolto a livello centrale da Ema e Aifa - delle commissioni regionali e locali/ospedaliere per l’immissione dei farmaci nei prontuari terapeutici». Chiave di volta anche l’implementazione, attraverso un quadro normativo stabile, «degli investimenti in ricerca e produzione e dell’innovazione delle aziende farmaceutiche italiane, attualmente al secondo posto nella produzione in Europa». Per quanto riguarda la riorganizzazione degli ospedali, fondamentale «lo sviluppo di una rete nazionale di strutture di eccellenza nella ricerca e assistenza ospedaliera, la razionalizzazione delle dotazioni e diagnostiche, il miglioramento dell’appropriatezza della domanda di prestazioni e la definizione di Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta) ottimali».

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