Politica e Sanità
07 Novembre 2012Un 6% di riduzione dei margini. Questo il risultato che scaturirebbe dalla prima bozza di accordo, elaborata dall’Aifa e sottoposta alla filiera, che recepisce le condizioni dettate dai ministeri dell’Economia e della Salute. Un accordo evidentemente al ribasso per le farmacie, come confermano Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti bolognesi che hanno rappresentato Federfarma Servizi al tavolo con l’Aifa. «La bozza d’accordo è sicuramente penalizzante e peggiorativa per le farmacie. Stiamo cercando di fare le prime simulazioni, ma non si tratta di calcoli banali, anche se un 6% di riduzione dei margini, pari a 200.000 euro, è una cifra plausibile». Ma quali sono i punti fermi del nuovo accordo? Per cominciare, secondo la nuova bozza Aifa, la nuova remunerazione non dovrà portare a variazioni dei prezzi dei farmaci. Un punto fortemente caldeggiato dai produttori e sul quale anche Federfarma è disposta ad aprire. Poi c’è l’aspetto dell’indicizzazione della quota fissa professionale per il farmacista, agganciata alle dinamiche di spesa, così che diminuisca quando la spesa diminuisce. Uno dei punti più discutibili secondo i commercialisti bolognesi che sottolineano «non si può considerare un’indicizzazione al ribasso. È sbagliata concettualmente e contraria allo spirito della legge». «I patti stanno in piedi se convengono a entrambe le parti» rincara il presidente di Federfarma Annarosa Racca «le farmacie sono disponibili a un sacrificio sui farmaci di più alto costo se in cambio c’è una stabilizzazione dei nostri ricavi su quelli di prezzo più basso, da anni in calo progressivo a causa delle genericazioni». Le altre novità salienti rispetto all’accordo originario prevedono il calcolo della quota percentuale sul prezzo di riferimento Ssn e non sul prezzo ex-factory e che la nuova remunerazione sia elaborata tenendo conto dell’incremento del 2,25% dell’extra sconto e dell’effetto della diminuzione dei prezzi nel triennio 2012-2014, nonché dell’ingresso nel circuito distributivo delle 4000 farmacie previste dal nuovo concorso. «L’accordo siglato era perfettamente rispettoso dei termini di legge» secondo Tarabusi, perplesso sul fatto che il presupposto dei rilievi dei ministeri sia quello del risparmio, mentre «correttamente» l’accordo è stato firmato sulla base dell’invarianza dei costi, per cercare di fermare l’emorragia in atto negli utili della farmacia. «Nel pianeta farmaco c’è oggi un problema di governance dei prezzi» sottolinea Racca che critica «gli interventi d’imperio che porterebbero alla morte delle farmacie nel giro di pochi anni» auspicando «un’intesa che consenta al Ssn di risparmiare sui medicinali più costosi e dia alle farmacie quelle certezze sulle qauli costruire nuovi servizi e un ruolo ancora più moderno nella sanità territoriale».
Marco Malagutti
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