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Politica e Sanità

03 Dicembre 2012

Ue, nuovi farmaci in ritardo: colpa dell’austerity


La spiegazione del ritardo con cui molti dei nuovi farmaci arrivano, e in alcuni casi non arrivano affatto, nei mercati europei, va cercata nelle misure di austerity che molti governi degli Stati membri hanno dovuto adottare, in particolare le norme di contenimento della spesa e dei rimborsi. È la conclusione di un’analisi resa nota da Bloomberg, che riportando alcuni esempi mostra come le aziende del farmaco debbano rivedere le proprie strategie a livello nazionale. Nel caso della Germania, scrive Bloomberg, le autorità prima di pagare un sovrapprezzo, chiedono alle compagnie di dimostrare che il nuovo prodotto è più efficace dei trattamenti già esistenti. Questo ha portato al ritiro dal mercato tedesco, di un farmaco per l’epilessia, in quanto non c’erano prove di benefici aggiuntivi rispetto a due generici già in uso e ora l’azienda ha in programma di ridiscuterne il prezzo. In un altro caso, sempre in Germania, secondo il regolatorio, non è stato condotto un adeguato confronto con le terapie esistenti per un farmaco antidiabetico, ed è ora in corso una seconda revisione. Se l’esito non dovesse essere favorevole per il nuovo farmaco, l’azienda ha fatto sapere che considererà con molta attenzione i passi successivi da compiere. Secondo la Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia), le misure introdotte negli ultimi anni dal governo tedesco sono «punitive» e, come sottolinea Richard Bergstrom, direttore generale della Federazione «questo non è un bene per i pazienti tedeschi e non va bene per il paese in quanto si sforza di mantenere le imprese e attrarre nuovi investimenti». Qualcosa di simile è accaduto anche nel Regno Unito: Bloomberg segnala che tra gennaio 2010 e agosto 2012 26 farmaci (33%) di 79 approvati dall''Agenzia europea per i medicinali, sono stati respinti dall''Istituto nazionale per la salute e l''eccellenza clinica (Nice) per il rimborso dal Servizio sanitario nazionale. In 15 casi, il rigetto si basava sulla mancanza di sufficienti benefici per giustificare il costo. Secondo l’associazione delle industrie del farmaco britanniche, il Nice non valorizza adeguatamente l’innovazione ed è sempre più difficile avere un ritorno dallo sviluppo di nuovi farmaci.

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