Politica e Sanità
11 Dicembre 2012Con le annunciate dimissioni del premier Mario Monti si conclude quella che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha definito «la manutenzione straordinaria del nostro Servizio sanitario», ma le questioni che restano aperte, vista la chiusura rapida e anticipata della legislatura sono molte. Per quel che riguarda i farmacisti non ha nessuna chance di arrivare a destinazione il ddl Fazio-Balduzzi, il cosiddetto omnibus, che contiene nuove norme per la sperimentazione clinica e la riforma degli ordini professionali. Ma soprattutto le norme sul trasferimento delle farmacie e la pianta organica che perciò non torveranno risposta con questo Governo. A essere assicurati al momento sono i tagli alle risorse del servizio sanitario (600 milioni quest’anno, un miliardo a regime nel 2013), che si aggiungono a quelli della spending review, del Salva-Italia e delle ultime manovre 2011. E proprio l’ultimo provvedimento targato Tremonti lascia in eredità al prossimo governo la questione spinosa dei due miliardi aggiuntivi che andranno recuperati a partire da gennaio 2014 attraverso i ticket: la “bomba” così come l’ha definita il ministro. Su questo fronte si attende il “documento di indirizzo” che Balduzzi ha promesso ma che sarà compito del prossimo esecutivo tradurre in atti concreti. Anche perché la questione va affrontata con le Regioni con le quali restano in sospeso due capitoli ancora non risolti: costi standard e Patto per la Salute. Le Regioni contestano i tagli al Fondo sanitario che l’anno prossimo, come denunciano i governatori sarà per la prima volta «inferiore a quello del 2012». Tagli talmente incisivi da rendere «impossibile» il Patto per la Salute, in scadenza a fine anno. Poi c’è il tema dei costi standard: l’accordo sulle Regioni da prendere come benchmark non c’è stato e il governo dovrebbe procedere da solo (con un dpcm che dovrebbe arrivare prima di Natale). Quindi c’è il decreto Balduzzi, di cui innumerevoli punti, dall’intramoenia alle assicurazioni, alla riforma h24 della medicina territoriale, richiedono passaggi ulteriori per diventare operativi e concretizzare la visione del governo di «rimettere al centro la medicina territoriale» che si «incontri con quella degli ospedali per un’assistenza dei medici di famiglia che non sia a singhiozzo ma continua» come ha spiegato Balduzzi. Stop anche al disegno di legge sul fine vita, destinato a morire al Senato, dove aveva iniziato il suo concitato iter. Infine difficile che vedano la luce il provvedimento che consente la donazione del corpo post-mortem alla ricerca scientifica e quello che rende legge la possibilità di donare i farmaci non utilizzati alle Onlus per distribuirli gratuitamente agli indigenti, appena approvata alla Camera.
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