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Politica e Sanità

14 Dicembre 2012

Comunali, da Genova a Parma si parla di vendita


Prima Genova poi Torino qualche voce anche su Parma. La parola d’ordine in questo periodo per le farmacie comunali sembra essere dismissione. Ha cominciato il comune di Genova che, secondo quanto annunciato dal sindaco Marco Doria e dall’assessore al bilancio, ha predisposto un piano di risanamento della società “Farmacie Comunali Spa” con una ricapitalizzazione da 210mila euro, il mantenimento in mano pubblica di 8 farmacie su 11, la cessione delle licenze di tre farmacie e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro. La crisi delle comunali va di pari passo con quella delle farmacie private ed è in linea con le difficoltà del comparto.  La società genovese ha registrato nel 2010 un deficit di -80mila euro, nel 2011 di -180mila euro, nel 2012 di oltre -300mila euro. Il Comune di Genova ricostituirà la soglia minima del capitale sociale per evitare il crack. Sul fronte torinese, secondo quanto riferisce Filodiretto di Federfarma, l’idea dell’amministrazione piemontese sarebbe quella di vendere la quota di maggioranza (il 51%) della spa che gestisce le 34 farmacie cittadine per recuperare un po’ di liquidità. Peraltro a comprare sarebbe Fct, la holding che ha per socio unico il comune stesso. Un percorso in salita visto che lo statuto di Farmagestioni, la cooperativa creata da Federfarma Torino nel 2008 per “salvare” le comunali da minacce di privatizzazione, che è uno dei soci di minoranza,obbliga i soci a non cedere le loro quote prima del 2013. Situaizone ancora più nebulosa a Parma dove nel documento programmatico dell’assessore al bilancio per il biennio in arrivo, si parla della necessità per il Comune di liberarsi di quote societarie inutili. Il commissario Mario Ciclosi aveva dato indirizzo favorevole alla dismissione delle quote delle farmacie comunali, ma l''Amministrazione a 5 Stelle, secondo quanto riferisce la Repubblica Parma, forse prenderà altre strade. Conferma il fenomeno in atto, consiedarndolo «pericoloso», Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm «è una reazione dei Comuni che per superare la crisi economica tendono a vendere la farmacia. Ma atteggiamenti simili nel passato hanno dato pochi risultati. In più si tratta di un’operazione in salita» sottolinea Gizzi «perché le gare vanno deserte e vendere è diventato sempre più difficile»

Marco Malagutti

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