Politica e Sanità
18 Dicembre 2012«Semplicemente un’apertura dei termini che si può leggere in positivo, visto che era evidente che la scadenza del 1 gennaio non fosse più rispettabile» commenta così Alfonso Misasi (foto), segretario nazionale di Federfarma, la notizia del rinvio della nuova remunerazione contenuto in uno degli emendamenti al dl Stabilità presentati sabato scorso in commissione Bilancio del Senato. Un iter sprint quello previsto per la legge, con un doppio voto in quattro giorni, l’arrivo in aula al Senato è previsto per questa mattina, poi un voto lampo con fiducia, per spedire il testo in terza e ultima lettura alla Camera con ogni probabilità alla fine di questa settimana. L’emendamento, approvato a meno di colpi di scena nella serata di ieri, dispone il rinvio al 30 giugno 2013 della scadenza fissata «dall’articolo 15, comma 2, quinto periodo» della legge 135/2012 sulla Spending review. «Una proroga che» secondo Misasi «garantisce ancora tempo per lavorare, ma non cambia i presupposti che sono quelli siglati con l’accordo del 16 ottobre». «Partire con la nuova remunerazione il 1 gennaio sarebbe stato un “delirio”» concorda Massimo Mana, presidente di Federfarma Piemonte che conferma però anche il suo dissenso ai contenuti previsti dall’accordo del 16 ottobre «se rimangono in quei termini c’è da preoccuparsi» sottolinea «anche se la situazione sarebbe significativamente peggiore con gli interventi ventilati dal ministero dell’Economia». Tra gli effetti possibili del rinvio, secondo il titolare piemontese c’è la possibilità che nel frattempo i prezzi scendano «con una remunerazione di conseguenza ancora più esigua. C’è anche da dire» continua «che i sei mesi a disposizione potrebbero permetterci di lavorare su un pacchetto di interventi che leghino la remunerazione ai nuovi scenari offerti dalla farmacia dei servizi. Ma ho i miei dubbi» puntualizza Mana «che sarà l’accordo del 16 ottobre quello conclusivo. Il fatto poi che si profili un governo politico» conclude «dà più garanzie e più tutele alla categoria. Anche se i tempi saranno lunghi e sicuramente i farmacisti non saranno la priorità del nuovo Governo».
Marco Malagutti
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