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Politica e Sanità

19 Dicembre 2012

Istat, agli sportelli Asl i tempi di attesa più lunghi


Per un italiano su due (52,7%) il pronto soccorso è uno dei servizi di pubblica utilità di più difficile accesso mentre gli sportelli delle Asl risultano quelli dove i tempi di attesa per l’erogazione dei servizi sono più lunghi. Sono questi alcuni dei dati di interesse sanitario contenuti nell’annuario statistico italiano 2012 dell’Istat, resi noti ieri. Il pronto soccorso precede le forze dell’ordine (37,2%) e gli uffici comunali (33,7%). Un dato particolarmente significativo al sud. Poi c’è il capitolo tempi di attesa alle Asl: la percentuale di cittadini che lamenta tempi di attesa oltre i 20 minuti è ben superiore a quella relativa agli uffici anagrafici, 50,8% contro 19,7%. Un altro dato degno di nota sul fronte socio-sanitario è quello dell’invecchiamento della popolazione, una delle più longeve all’interno dell’Unione europea. La speranza di vita alla nascita migliora sia per gli uomini (79,4%) sia per le donne (84,5%), l’invecchiamento della popolazione va di pari passo con l’aumento dell’assistenza domiciliare. Il numero di pazienti assistiti al proprio domicilio è cresciuto da 475mila nel 2007 a 533 nel 2009, l’84% dei quali ultrasessantacinquenne. Ammonta, invece a 469 miliardi di euro la spesa per la protezione sociale sostenuta in Italia nel 2011, pari al 29,7% del Pil. Per quel che riguarda l’assistenza sanitaria territoriale conta circa 46mila medici di base, 7,7 ogni 10mila abitanti. Sebbene il contratto dei medici di medicina generale preveda che si possano assistere fino a un massimo di 1.500 pazienti, il valore medio nazionale si attesta a 1.134 assistiti per medico. Sono, invece, 7.700 i pediatri, nove ogni 10 mila bambini fino a 14 anni. Sul territorio nazionale, ogni 100 mila abitanti operano circa 16 ambulatori e laboratori pubblici e privati convenzionati (in lieve calo negli ultimi tre anni) e 4,9 servizi di guardia medica (anch''essi in calo). Infine da rilevare il dato sugli aborti, diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne italiane ma al contempo si registra un’impennata degli aborti spontanei tra le over 35.

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