Politica e Sanità
16 Gennaio 2013Aumentano i costi operativi, diminuisce in modo significativo il profitto. È questa, secondo quanto emerge da un’analisi condotta dall’Università La Sapienza di Roma, la situazione nella quale si trovano i grossisti farmaceutici. Una situazione messa ulteriormente a rischio dalla nuova proposta di remunerazione appena formulata dai ministeri di Economia e Salute alle sigle della filiera. Lo studio, condotto da Claudio Leporelli docente di Ingegneria informatica automatica e gestionale per conto dell’Associazione distributori farmaceutici (Adf), evidenzia, come riportato dal Sole 24Ore Sanità, che per garantirsi il livello di profittabilità ritenuto accettabile in rapporto al capitale investito (8-9%) i grossisti farmaceutici dovrebbero incassare almeno 64 centesimi per ogni confezione distribuita per conto del Ssn a fronte dei circa 30 ottenuti col meccanismo attualmente vigente. I conti arrivano dai bilanci 2010 e 2011 di un campione di 16 aziende integrati da questionari rivolti alle aziende associate Adf, un giro di affari che riguarda 1 miliardo 86mila confezioni con un prezzo medio ex fabrica di 7 euro(10 in prezzo al pubblico). Secondo la valutazione degli esperti a fronte di una remunerazione di 30 centesimi a scatoletta il punto di pareggio sarebbe raggiunto con 50 centesimi e ne servirebbero 64, considerando anche l’aumento dei costi operativi per realizzare un’adeguata remunerazione del capitale investito. L’ipotesi di un nuovo schema di remunerazione misto, a partire da questi valori e fatti gli opportuni adeguamenti, attesterebbe a 51 centesimi la componente fissa e all’1,35% la componente percentuale sul prezzo di vendita. Conclusioni che non collimano con la nuova proposta del ministero che prevede una quota fissa per confezione dispensata in regime di Ssn pari a euro 0,10 e una quota fissa aggiuntiva di 0,06 euro per ciascun medicinale non più coperto da brevetto con prezzo al pubblico corrispondente al prezzo di riferimento, oltre a una quota variabile pari all''1,90% del prezzo al pubblico del medicinale. L’imminente consiglio direttivo di Adf servirà a fare il punto sulla distribuzione alla luce delle nuove proposte. Le premesse non sembrano le migliori.
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