Politica e Sanità
22 Gennaio 2013La Federal trade commission, l’agenzia antitrust statunitense, punta il dito contro le aziende farmaceutiche. «I brand – dichiara la Fdt - potrebbero aver promesso di non sviluppare o commercializzare un generico autorizzato a patto che le aziende di equivalenti non commercializzino un prodotto concorrente». Si tratterebbe di 19 casi ma gli accordi potenzialmente anticoncorrenziali sarebbero stati in tutto 40 nel corso del 2012, un numero mai raggiunto dal 2003, anno i cui l’antitrust ha iniziato a raccogliere i dati, e in netto aumento rispetto ai 28 del 2011. Lo conferma il presidente dell’agenzia antitrust Jon Leibowitz in una dichiarazione alla rivista Pharma Times: «purtroppo, la relazione di quest’anno rende chiaro che il problema degli accordi “pay-for-delay” sta peggiorando, non migliorando: sono sempre di più le aziende farmaceutiche coinvolte in questi accordi e i consumatori continuano a pagarne il prezzo». Per avere un’idea delle cifre in gioco, si pensi che il valore delle vendite dei 31 farmaci di marca che sono stati oggetto di accordo ammonta a oltre 8,3 miliardi di dollari. Il ritardo dell''arrivo degli equivalenti si traduce, secondo Leibowitz, in «prezzi più elevati per i consumatori, per le imprese e per i contribuenti degli Stati Uniti». Ralph Neas, amministratore delegato della Generic Pharmaceutical Association, non nega che siano stati stipulati accordi tra aziende farmaceutiche, ma smentisce che rappresentino un danno per i consumatori. Si tratterebbe di una posizione infondata, «che non ha ricevuto il sostegno né del Congresso né dei tribunali». Neas si dice convinto che gli accordi non hanno mai impedito la concorrenza, anzi, «in generale hanno portato ad abbassare il costo dei farmaci generici e a renderli disponibili mesi e anche anni prima che un brevetto scada».
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