Politica e Sanità
24 Gennaio 2013In Italia la spesa in ricerca e sviluppo incide per l’1,26% sul Pil, valore distante da quelli dei paesi europei più avanzati e ha un indice di intensità brevettuale, che si attesta sui 78 brevetti per milione di abitanti, ampiamente al di sotto della media europea. Questa la fotografia scattata dall’Istat nel Quinto rapporto "Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo" reso noto ieri.
«Trovo questi numeri anche sovrastimati» sottolinea Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano e membro del Gruppo 2003 che ha appena licenziato un decalogo da sottoporre ai candidati alle prossime elezioni, con richieste di impegni precisi anche in questo ambito. «Non solo noi sottolineiamo come l’investimento sia basso, pari all’1% del Pil, ma la cifra risultante serve solo a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, non a sostenere progetti di ricerca. Basterebbe una tassa di 30 centesimi su ogni pacchetto di sigaretta per generare, in un anno, 5 mila contratti di assunzione, 10 mila borse di studio e finanziare le ricerche. Oltretutto gli stessi fumatori gradirebbero, perché sappiamo che l’aumento del prezzo delle sigarette è un incentivo a smettere di fumare. Oggi Istituti come il nostro ricevono finanziamenti pubblici a due anni dalla richiesta. Nel 2012 il Mario Negri ha ricevuto dal Miur 75 mila euro del 2010, pagandone poi 360 mila di Imu. La ricerca è un investimento sul futuro, ma così l’Italia continua ad arretrare, rischiando di venire annoverato tra i Paesi in via di sviluppo».
Giusto, per Garattini, adoperarsi anche sul fronte della copertura brevettuale che consenta una traduzione in sviluppo e innovazione del patrimonio di conoscenze derivanti dall’attività di ricerca. «Bisognerebbe creare un’agenzia italiana per la ricerca scientifica» conclude Garattini. «Un tempo c’era il Cnr che gestiva i fondi pubblici, oggi, invece, è tutto parcellizzato. Bisogna ritornare a un modello centralistico, magari con il Cnr stesso, che preveda la concentrazione in un unico ente dell’erogazione di fondi da effettuare poi in maniera trasparente, con criteri meritocratici e sulla base di bandi di concorso pubblici».
Nicola Miglino
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