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Politica e Sanità

01 Febbraio 2013

Filiera corta: in Brianza il farmaco è a chilometro zero


Anche i farmaci possono essere a chilometro zero, a filiera corta, se prodotti in Italia, magari da un’azienda locale, e venduti in farmacia come prodotto “autoctnomo”. È questo il presupposto dell’iniziativa promossa da una farmacista di Villasanta (Monza Brianza) che ha esposto un cartello in cui ne chiarisce l’obiettivo: «costano meno e difendono l’occupazione del nostro Paese» e sono certificati da un bollino giallo applicato sulla confezione. Dunque, per privilegiare il made in Italy, si apprende dalle pagine di un quotidiano locale, Gianluca Menabue, titolare della farmacia, intende «consigliare alle persone l’acquisto di farmaci generici prodotti in Italia». E aggiunge: «La qualità è la stessa, così come il principio attivo. In questo modo i soldi restano ad alimentare la nostra economia. Chi compra il farmaco di un’azienda americana, francese o tedesca, deve sapere che il denaro finisce essenzialmente in quei Paesi, anche se si tratta di multinazionali che mantengono filiali in Italia. Parliamo di multinazionali che fanno concorrenza alle nostre piccole aziende, le quali rischiano di chiudere nonostante propongano medicinali qualitativamente ineccepibili». Tra i prodotti proposti, oltre ai generici prodotti a Novara, anche integratori alimentari, prodotti per esempio da un’azienda di Concorezzo, in questo modo, commenta il farmacista diminuiscono i costi: «Costano meno perché, come per gli alimenti a chilometro zero, diminuiscono i costi del trasporto. Spostamenti più brevi significa anche meno inquinamento atmosferico». L’iniziativa è stata colta con stupore dai cittadini: «Alcuni aderiscono con entusiasmo, anche perché vedono un’opportunità concreta di risparmiare. Altri ancora accettano perché si fidano del loro farmacista. Generalmente gli anziani tendono a non voler cambiare marca, nonostante chiarisca loro che l’effetto del farmaco è equivalente. Le resistenze maggiori ci sono quando il prezzo del medicinale delle multinazionali straniere e quello delle aziende italiane è all’incirca lo stesso».

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